venerdì 19 giugno 2009

Consiglio direttivo del 25 giugno 2009

L'esito delle recenti elezioni, oltre alla necessità di sostituire alcuni membri del direttivo per sopraggiunta incompatibilità, impone un ripensamento/rilancio della nostra presenza in valle.

Più di qualche programma conteneva temi più o meno ispirati a quanto da noi da tempo affermato (vedi comune unico, attività estrattive, fiume, ruolo della Comunità Montana), si aprono nuovi scenari e diverse opportunità.

Dobbiamo ragionare insieme su come riqualificare e consolidare il nostro ruolo di informazione, stimolo e presidio del territorio; contarci, verificare realisticamente le nostre disponibilità e redistribuire ruoli ed incarichi al nostro interno.

giovedì 4 giugno 2009

Sindaci e operatori economici si incontreranno per studiare le soluzioni

Tasse sui passi carrai.
I cittadini protestano
Renato Pontarollo
Il sindaco Danilo Bavaresco: «Sono cifre esorbitanti. I commercianti e gli esercenti si troveranno in difficoltà»
Mercoledì 03 Giugno 2009 BASSANO, pagina 35
Le cartelle esattoriali sui passi carrai della superstrada della "Valsugana" fanno salire la tensione in Valbrenta. Sono in fibrillazione gli animi degli operatori economici, commercianti ed esercenti in primis, e ora decidono di intervenire anche le pubbliche amministrazioni.«Sono cifre esorbitanti quelle messe in atto dalle cartelle esattoriali dei vari enti che hanno in gestione le nostre strade - commenta il sindaco di Cismon, Danilo Bavaresco -. Ho l'impressione che l'Anas, più che gestire al meglio la viabilità principale, agisca da padrona. Questi enti si comportano come proprietari delle strade, mentre ne hanno in concessione la gestione e l'ordinaria e straordinaria manutenzione. Non sono proprietarie della pubblica viabilità».Le attività economiche, vessate così pesantemente sui "passi carrai", relativi alle strade di competenza Anas, della Regione o della Provincia, esistevano in Valbrenta molto e molto prima del passaggio della superstrada della "Valsugana", come è noto che la "via imperiale" come la strada al Tombion sono, in Valle, antiche di secoli.La questione, diventata in questi ultimi tempi molto scottante, riguarda la consistenza in euro delle cartelle esattoriali. Le cifre: 400 euro al metro lineare per i passi carrai dalla superstrada della "Valsugana" di competenza Anas alle proprietà private di esercizi pubblici o attività commerciali; 200 euro, o giù di lì, al metro lineare per i passi carrai di competenza "Veneto Strade" o "Vi.abilità". Il conto del canone annuo per le attività economiche oscilla tra i 5 mila e i 7-8 mila euro all'anno, ma chi si è trovato a saldare anche gli arretrati si è vista una cifra intorno ai 25 mila euro da onorare in due "comode" rate.«Ci troviamo di fronte a cifre esorbitanti - commenta il sindaco Bavaresco - e i cittadini mi sembrano discriminati. Domando perché gli accessi dalla superstrada, dalla strada statale o provinciale, di competenza di enti diversi: Anas, Regione o Provincia, configurano tariffe così diverse e abnormi. Ritengo del tutto esagerati gli oneri a carico di cittadini della stessa Regione e di attività commerciali o esercizi pubblici, in adiacenza di centri storici».Della questione sono stati interessati i sindaci della Valle e le associazioni di categoria, commercianti ed esercenti.«Non viene preso in considerazione - aggiunge Bavaresco - se l'accesso carraio è diretto o indiretto rispetto all'attività commerciale. Se l'onere viene escluso quando l'accesso carraio si trova in prossimità del centro abitato, perché allo svincolo di Cismon sono così fortemente penalizzate attività ed esercizi pubblici del tutto esterni alla viabilità principale?».Saldare un conto di venti mila euro per passo carraio, anche se in due rate, non è certo agevole finanziariamente per qualsiasi esercizio pubblico, specie della Valbrenta.«Spero che si esca quanto prima da questa situazione estremamente penalizzante - conclude Bavaresco - e che i sindaci della Valle e i responsabili delle associazioni di categoria si ritrovino intorno ad un tavolo di concertazione per capire le modalità di calcolo di queste somme e individuare una soluzione al problema».

martedì 26 maggio 2009

I Comuni "salvano" il bilancio

COMUNITÀ MONTANA DEL BRENTA «Grazie alla loro disponibilità entro maggio imposteremo il consuntivo 2009»
Martedì 26 Maggio 2009, Valbrenta

Peruzzo: «Viviamo nell’incertezza non solo finanziaria con un taglio di 160 mila euro»

«È stato un semestre di tribolazione ed anche il futuro si prospetta alquanto incerto», ha esordito il presidente Pierluigi Peruzzo, durante la seduta del consiglio per l'approvazione del rendiconto 2008.
«Viviamo nell'incertezza non solo finanziaria - ha continuato preoccupato l’amministratore responsabile della Comunità Montana del Brenta alle prese con notevoli problemi economico-burocratici - dallo Stato e Regione è previsto un taglio di circa 160 mila euro, ma non sono ancora arrivati i chiarimenti richiesti sulla farraginosa procedura della nomina del nuovo consiglio comunitario, dopo le imminenti elezioni amministrative».
Un futuro grigio s'intravede all'orizzonte, ma «grazie anche alla disponibilità dei Comuni - ha concluso Peruzzo - entro la scadenza del mese di maggio, saremo in grado d'impostare il bilancio 2009, mentre ci sono problemi, attualmente insormontabili, per il pluriennale 2009/2011».
Dei provvedimenti promessi dal vice presidente della Regione, Franco Manzato, «che sarebbero per Palazzo Guarnieri una boccata d'ossigeno indispensabile, - insiste Peruzzo - non è ancora giunta alcuna notizia. Paradossalmente abbiamo difficoltà a presentare il bilancio per la mancanza di finanziamenti che precludono la sopravvivenza dell'ente, mentre sono stati confermati fondi ai quali attingere per programmare investimenti».
Peruzzo ha evidenziato come la Comunità, nonostante le difficoltà, abbia continuato ad operare in sintonia con i comuni, punto di riferimento nella gestione associata di importanti servizi e di alcune opere, come le piste ciclopedonali, l'ampliamento del centro culturale-museale, il centro di educazione ambientale, le strade di montagna, la valorizzazione turistica del territorio.
Senza dimenticare la redazione del Pati, che ha coinvolto sei comuni, un risultato che vede Palazzo Guarnieri ai primi posti nella Regione Veneto. Il rendiconto della gestione finanziaria è stato approvato all'unanimità.
In chiusura, l'amara considerazione dell'assessore Benito Sasso: «Se aboliscono le Comunità, i problemi dei paesi montani, già penalizzanti per le nostre popolazioni, rimangono e qualcuno se ne dovrà fare carico».
Roberto Lazzarato


lunedì 18 maggio 2009

INVITO alle LISTE ELETTORALI della VALBRENTA

Il nostro Gruppo, con l’incontro del 15 maggio prossimo, alle 20.45 presso la Sala della Comunità Montana del Brenta, intende offrire un momento di confronto ed approfondimento sulle tematiche che ritiene più importanti e qualificanti per un armonico sviluppo del nostro territorio.
Non intendiamo certo “metterci in cattedra” e indicare strategie o percorsi politico/amministrativi per chi si dichiara disponibile a condurre la vita dei nostri comuni per i prossimi anni; vorremmo più semplicemente offrire un occasione di conoscenza, confronto e dialogo tra diverse liste, di diversi comuni, ma di un’unica valle, accomunati dalle stesse problematiche, dallo stesso ambiente, dalla stessa storia .
Protocollo d’Intesa

INTENTI

Quale modello di sviluppo: prospettive e strategie di sviluppo della valle.
Sostenibilità ed eco-compatibilità. Alternative praticabili alla rapina del territorio ed alle attività meramente speculative.
Definire ed attivare strumenti di gestione e controllo congrui allo scopo, trasparenti ed aperti al contributo delle forze sociali. Recuperare i motivi ispiratori di pianificazione e coordinamento del PATI .
Comune unico: azioni concrete per dare avvio ad un processo virtuoso che conduca alla costituzione di un unico comune per la Valbrenta, entro la successiva tornata elettorale. Attivare a breve tavoli di confronto intercomunale per concretizzare l’unione dei servizi tra i comuni.
Iniziare a porsi come un unico ente referente nei confronti delle istituzioni territoriali: ASL, scuola, ETRA, ENEL, FFSS, ANAS.
Definire il ruolo della Comunità Montana e con conseguente realismo, scevro da opportunismi o strumentali convenienze, valutarne l’utilità, l’efficienza e l’efficacia. Decidere quindi se potrà avere un futuro e quale potrà essere.
Mantenere un rapporto franco ed aperto con il volontariato ed i vari gruppi presenti in valle, che vanno intesi come risorsa e/o interlocutore privilegiato, non certo come controparte. Rendere concreto il concetto di democrazia partecipata con idonei strumenti. Massima trasparenza degli atti amministrativi (attivare percorsi verificabili di accesso e conoscenza).

Per semplicità e per favorire la discussione, nel corso dell’incontro, presenteremo schematicamente una serie di punti, per noi imprescindibili e qualificanti, per qualsiasi lista si voglia proiettare verso un futuro di salvaguardia e rilancio di questa valle; non sono necessariamente in ordine di priorità; speriamo di poterli approfondire e dettagliare con voi.

ATTI CONCRETI da ATTUARE

Definire, con documento condiviso tra tutte le amministrazioni, una rigida moratoria alle attività estrattive presenti in tutta la valle, comunque intese: cave, miniere, messe in sicurezza. Risulta opportuno specificare un volume max estraibile per anno in tutta la valle, indirizzato prioritariamente alle attività di necessaria messa in sicurezza, subordinando ad esse quelle di pura speculazione.
Condizionare con adeguati strumenti e costante attività di controllo (commissione di controllo locale e rappresentativa) la prosecuzione delle attività estrattive in essere, al reale documentato e verificato ripristino ambientale, da realizzarsi in corso d’opera e non a fine attività.
Definire un programma pluriennale di trasferimento su rotaia del trasporto pesante. Ipotizzare e formalizzare un percorso tecnico-istituzionale ed adeguata pianificazione temporale delle iniziative da mettere in atto per raggiungere lo scopo. (definire quota percentuale annua di incremento del materiale trasportato su rotaia per verificare l’efficacia delle azioni messe in atto).
Studiare e formulare possibilità di imporre pedaggio (sistema telepass o simili, no casello) al trasporto pesante, destinare gli introiti all’agenzia di cui al punto successivo
Istituire commissione e/o agenzia per il territorio che si occupi di istituire tavoli di lavoro intercomunali per studiare ed avviare progetti locali per la valorizzazione del territorio (turismo, zone a tutela, parchi rurali .. ) e l’accesso a finanziamenti pubblici ad essi mirati, nel rispetto delle norme europee (SIC ZPS ..)
Imporre blocco festivo della campesana da Piovega a Campese e garantire, in collaborazione tra tutti i comuni, adeguata sorveglianza ai ponti di attraversamento del Brenta ed al semaforo di Carpanè. (al contrario risulta difficile garantire vivibilità alle frazioni e favorire il turismo ciclabile)
Concretizzare, di concerto con autorità di bacino ed enti coinvolti, la definizione ed il conseguente rispetto dell’MDV (minimo deflusso vitale) del Brenta; l’agenzia di cui sopra potrebbe essere un ottimo strumento di governo e controllo per impedire nuove derivazioni e limitare le attuali.
Produrre e divulgare un rapporto semestrale sulla qualità dell’acqua e dell’aria, nell’ottica di monitorare costantemente lo stato delle risorse ambientali in valle. Strumento di prevenzione e valorizzazione.
Garantire concretamente l’accesso agli strumenti di informazione e divulgazione (internet, TV) nonché alle risorse energetiche (non tutta la valle è metanizzata) attraverso convenzioni all’uopo stipulate con gli enti erogatori.


L’elenco risulta necessariamente parziale ed incompleto, soltanto un aperto e franco confronto potrà definirne meglio i contenuti.

sabato 16 maggio 2009

I candidati alle prossime amministrative

da Il Gazzettino
CAMPOLONGO SUL BRENTA:
MAURO ILLESI - Insieme per Campolongo
Gilberto Bianchin, Mirko Bianchin, Niria Giusto, Eliana Lazzarotto, Carlo Mocellin, Francesco Mocellin, Denis Moro, Angelo Pizzato, Denis Pontarollo, Marco Scramoncin, Doriano Serradura, Ruggero Zannoni
RUGGERO ROSSI - Uniti per Campolongo
Raffaele Bonato, Guido Fiorese, Roberto Malvezzi, Carla Scalco, Paolo Scremin, Alberto Serradura, Giacomo Todesco, Gianni Vialetto, Katiuscia Zannini

CISMON DEL GRAPPA:
BRUNO BUSNARDO - Democratici indipendenti
Danilo Bavaresco, Serse Capuzzi, Vittorio Ceccon, Elio Dall'Agnol, Giuseppe De Vaux, Giorgia Fiorese, Vinicio Mocellin, Elio Pedron, Pierluigi Peruzzo, Francesco Rampon, Fabiano Vanin, Gianpietro Vanin.
FIDENZIO GREGO - Insieme per cambiare
Gaetano Bruni, Matteo Ceccon, Marcello Costa, Lorenzo Dall'Agnol, Pierluca Marrono, Denis Martinato, Danilo Mocellin, Gino Peruzzo, Mirella Rizzon, Anna Trintinaglia, Massimo Trintinaglia, Riccardo Zanella
LUCA FERAZZOLI - Per il bene comune
Diego Battistel, Marilisa Battistel, Livio Beraldin, Daniela Caenaro, Maria Candida Dallapiccola, Pieregidio Fiorese, Lorenzo Marini, Luisa Martinato, Alessandro Orsini, Giuseppe Stien, Rafaela Vanin, Raffaele Vanin.

SAN NAZARIO:
RENATO CAMPANA - Rinnovamento Valbrenta
Ottorino Bombieri, Lino Borsa, Riccardo Campana, Adelma Marocchi, Giovanni Mocellin, Massimo Mocellin, Simone Moro, Patrizia Puppi, Elena Scotton, Pietro Sonda, Fausto Taras, Silvia Versolatto
GIANNI CECCON - Una valle da abitare
Ermando Bombieri, Roberto Campana, Teresio Campana, Barbara Carlesso, Stefania Lazzarotto, Fausto Mocellin, Sandro Mocellin, Claudio Moro, Daniele Moro, Luca Moro, Nicola Negroni, Diego Scotton.
GIANFRANCO MASCHIO - Valbrenta futura S. Nazario
Milena Bressan, Onorino Cavallin, Giuliana Costa, Marco Costenaro, Antonella Martinato, Marco Piacentini, Mauro Puppi, Gianni Mocellin, Stefano Mocellin, Mauro Attilio Tessaro, Emiliano Zanier, Mario Zaniolo.

SOLAGNA:
LIVIO SERRADURA - Insieme per Solagna
Mariano Andolfatto, Dionisio Bertoncello, Bruno Gheno, Stefano Lessio, Maria Nives Lubian, Paolo Massignan, Graziella Mocellin, Giuseppe Pellizzon, Giovanni Stefani, Carlo Todesco, Ernesto Todesco, Sonia Vivian.
MARIO CARRARO - Per il bene comune
Diego Andolfatto, Radames Batacchi, Dario Bianchin, Giorgio Bianchin, Giuseppe Bittante, Nadia Antonia Cavalli, Livio Marco Mocellin, Monica Morando, Daniele Nervo, Alessandro Sandini, Eddy Scapin, Marco Vanzo.
CARLO NERVO - Forza Solagna
Gianandrea Bellò, Alessandra Bertolini, Adriano Dal Pastro, Roberto Ferracin, Gabriele Gheno, Manuela Martini, Michele Mocellin, Filippo Pennisi, Chiara Secco, Francesca Scramoncin, Fabiola Stevanin, Manuela Todesco.

VALSTAGNA:
ANGELO MORO - VALSTAGNA FUTURA VALBRENTA
Enrica Campana, Giovanni Cavalli, Matteo Cavalli, Paolo Cavalli, Giampietro Costa, Loriano Costa, Valerio Costa, Michele Gaudiano, Marcello Lazzarotto, Romina Lazzarotto, Annarita Penzo, Daniela Pesavento
CARLO PERLI - Insieme per Valstagna
Alberto Cavalli, Marika Ceccon, Maddalena Costa, Marina Costa, Paolo Dalla Zuanna, Nereo Ferrazzi, Paolo Gobbo, Diego Lazzarotto, Gianni Moro, Monica Moro, Luisa Negrello, Loredana Zannoni

venerdì 15 maggio 2009

Cave e ambiente. Quale futuro?

VALBRENTA. Stasera un confronto sul tema fra i candidati
Cristina Obber
La preoccupazione del “Gruppo Salvaguardia” dopo le recenti inchieste a livello provinciale
Venerdì 15 Maggio 2009 BASSANO, pagina 35

Dopo le recenti inchieste a livello provinciale e l'arresto per concussione del capo dell'Ufficio cave della Provincia, Angelo Canalia, si riapre anche in Valbrenta il dibattito su uno dei temi ambientali più caldi e sentiti in zona, quello appunto delle cave.
I ripetuti gridi d'allarme che il Gruppo Salvaguardia Valbrenta ha lanciato in un passato anche molto recente, alla luce di questi fatti appaiono oggi quanto mai sottovalutati dalle Amministrazioni e dai cittadini.
Sulla questione, interviene ora il presidente dell’associazione, Roberto Sessi.
Cosa cambia in Valbrenta dopo le rivelazioni su speculazioni e mazzette?
«Sono anni che noi mettiamo in guardia le Amministrazioni contro gli interessi economici speculativi che stanno dietro alle concessioni per le cave. Questo non è certo il primo caso che interessa la nostra zona».
Ciò significa che questo modo di operare è ben consolidato e da tempo.
«In questo Paese le cose scomode si dimenticano in fretta. Ci auguriamo che il clamore che questa vicenda sta avendo grazie ai media, rimbombi come un monito anche nella nostra valle».
Ma con il Pati, il patto territoriale firmato dai sindaci lo scorso anno, la Valbrenta non è già al riparo dalla devastazione ambientale?
«Non lo è affatto, perché lungo tutta la valle vi sono progetti di messa in sicurezza e attività già autorizzate per altri 40 anni che sono discutibili.
C'è il pericolo che sia un modo all'italiana di realizzare cave chiamandole con un altro nome.
Quello dell’estrazione della ghiaia è un autentico affare. Per questo motivo noi abbiamo chiesto ai sindaci di modificare le autorizzazioni chiedendo di non asportare la ghiaia estratta durante le messe in sicurezza, ma solo il materiale detritico».
Tra poco ci saranno le elezioni comunali. Ci sono delle novità in questo senso nei programmi delle nuove liste?
«Fino ad oggi abbiamo solo informazioni indicative. Proprio in vista delle prossime amministrative abbiamo invitato tutti coloro che sono nelle liste ad un incontro dibattito sulle tematiche ambientali della nostra valle. Chiederemo un esplicito impegno ai candidati sindaci a verificare che gli interventi futuri non abbiano finalità speculative».
L’incontro con i candidati della vallata è in programma questa sera alle 20,45, nella saletta della Comunità montana del Brenta. Il comitato si augura che la popolazione partecipi numerosa perché si tratta di un’occasione per capire la differenza tra promesse e fatti. La bellezza e la vivibilità della Valbrenta si giocano sulle scelte dei futuri amministratori.

lunedì 11 maggio 2009

La Regione: «Comuni, ora a voi il territorio»

VALBRENTA. Presentato il Piano di assetto intercomunale che verrà reso esecutivo a Venezia. Il documento è portato ad esempio nel Veneto. Non vincoli, ma opportunità per le scelte future della Vallata
11/05/2009
Il Piano di assetto territoriale intercomunale, prima di approdare in Giunta regionale per la delibera esecutiva, è stato presentato a palazzo Guarnieri di Carpané dall'assessore regionale all'urbanistica, Renzo Marangon, ai sindaci, consiglieri e tecnici dei Comuni della Valle del Brenta, a seguito della Conferenza dei servizi del 15 aprile scorso. È stato definito «una scelta politica coraggiosa» perché ha messo insieme, nonostante le difficoltà, la voglia di dialogare di ben sei Amministrazioni comunali che sono riuscite a interpretare una scelta di pianificazione non solo territoriale, ma anche culturale.Già approvato dalla Giunta regionale lo scorso aprile, il Piano è ora in attesa della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale regionale. Ma, quel che conta, è stato portato ad esempio a livello regionale. La presentazione, che non aveva alcuna valenza sulla formazione del Pati, ha visto i primi cittadini della Valle, ampiamente soddisfatti del risultato conseguito, schierati in prima fila con la fascia tricolore.L'atto definitivo rappresenterà la delega totale della Regione alle Amministrazioni comunali per il Piano di assetto territoriale, un strumento urbanistico nuovo e innovativo perché sarà non di vincolo ma di opportunità e quanto si deciderà sul territorio non avrà più bisogno del vaglio degli uffici regionali. Il Piano degli interventi, infatti, sarà di competenza dei Comuni, che determineranno il destino, la valorizzazione e le scelte del futuro della Vallata. «Chiedo un'unica cosa ai Comuni, - ha concluso il suo intervento l'assessore regionale - di avere grande attenzione e considerazione per gli uffici tecnici ai quali viene affidata questa responsabilità di area». Concetto confermato da Francesco Finotto, tecnico dello studio Proteco incaricato di redigere il Piano. «Tocca a voi gestirlo, perché ne avete avuto la delega e vi è stato affidato il compito attuativo. Se si continuerà in una visione unitaria, operando in maniera coordinata e sinergica, i risultati avranno maggiore efficacia e successo».«Avete fatto una cosa rara, - ha sottolineato l'assessore Marangon rivolto ai sindaci e ai tecnici comunali, dopo aver ringraziato per le espressioni di amicizia e di considerazione - perché credo che la pubblica amministrazione si alimenti nel rapporto coi cittadini e perché la volontà di controllare il territorio non è mai stata così vasta come per i Comuni della Valbrenta. Sono tra i pochissimi (tre o quattro) Comuni del Veneto che hanno realizzato il Pati, determinando un positivo cambiamento di mentalità».Il presidente della Comunità montana del Brenta, Pierluigi Peruzzo, facendo gli onori di casa all'assessore regionale, ai sindaci e ai tecnici dei Comuni della Valbrenta e alla giunta dell'Ente comunitario per l'atto conclusivo di un iter cominciato quattro anni fa e che ha coinvolto l'Amministrazione provinciale di Vicenza e la Regione del Veneto, ha riconosciuto loro il merito di un'opera considerata "colossale" per il futuro stesso della Valbrenta, sottolineando il ruolo dell'assessore comunitario Benito Sasso e dello studio Proteco, che ha condotto la stesura e progettazione del Piano.«La presenza dell'assessore regionale è un segnale di vicinanza per gestire bene il territorio e di grande rispetto per le comunità locali. - ha sottolineato l'assessore comunitario Benito Sasso - Va interpretato come atto di sensibilità della Regione per un territorio che ha problemi di sicurezza idrogeologica e bisogno di uno sviluppo sostenibile».
Renato Pontarollo

domenica 10 maggio 2009

Comunità montana, appello a Galan

A causa dei tagli imposti dalla Finanziaria l’ente di Carpanè non è in grado di fissare il bilancio 2009 e rischia il commissariamento

I sindaci della Valbrenta chiedono un intervento per scongiurare la sparizione di servizi essenziali

Domenica 10 Maggio 2009,

I sindaci si rivolgono al presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, per sbloccare la situazione che potrebbe portare, entro pochi giorni, al commissariamento della Comunità montana del Brenta, come di altre comunità venete. Con l'applicazione della legge finanziaria, le Comunità montane venete sono ridotte da 19 a 11; quella del Brenta è stata confermata, seppur privata di Bassano, ma con una riduzione del fondo ordinario statale di 33,4 milioni di euro per il 2008 e di 66,8 per l'anno 2009. In questa situazione l'ente non sarà in grado di approvare il bilancio 2009 entro il 31 maggio, rischiando quindi il commissariamento ed incontrando difficoltà insormontabili anche per far fronte alle normali spese e per far funzionare palazzo Guarnieri. «Il vicepresidente della Regione, Manzato - spiega il presidente Pierluigi Peruzzo - aveva dichiarato di voler riconsiderare le Comunità in una nuova funzione del governo del territorio di montagna, ma per il momento nulla si è mosso e siamo agli sgoccioli dei termini per l'approvazione del bilancio».
Nei giorni scorsi, a Carpanè, si sono riuniti la giunta della delegazione veneta dell'Uncem ed i presidenti delle Comunità montane del Veneto, rilevando che «la mancata approvazione del bilancio e del triennale 2009/2011 comporterà il blocco delle attività, tra cui i servizi associati svolti su delega dei comuni, che rivestono fondamentale importanza per il territorio (smaltimento rifiuti, assistenza sociale) e conseguentemente i presidenti si vedranno costretti a restituire ai comuni le deleghe, creando ulteriori difficoltà ai cittadini». I sindaci, convocati a Palazzo Guarnieri, per verificare la possibilità di eventuali aiuti finanziari all'ente in difficoltà, hanno deciso di rivolgersi direttamente a Galan, «allarmati dal grave disagio in cui versano le nostre Comunità, impossibilitate ad esercitare le funzioni proprie e ad esse conferite dalla legge, a causa della precarietà ed incertezza della loro situazione economico-finanziaria». Hanno chiesto «l'immediato intervento al fine di scongiurare la disastrosa prospettiva che le popolazioni si vedano private di un ente sovracomunale di fondamentale supporto per la gestione di un territorio così delicato per la valorizzazione delle zone montane».
Roberto Lazzarato
Perchè i sindaci, in scadenza di mandato, fra pochi giorni, non fra mesi o anni, sembrano svegliarsi dall'assopimento solo ora?
Perchè non vogliono ascoltare la voce dei cittadini, che di una Comunità Montana simile, nemmeno ci si accorge se esista e ci si chiede perchè oltrettutto debba continuare ad esistere?
Vogliamo provare con un censimento/sondaggio e vedere quanti apprezzano questa Comunità Montana?
Come organo sovracomunale, non ci potrebbe stare un comune unico o almeno l'unione dei comuni attuali?
Non è forse un inutile e molto dispendioso doppione, questa Comunità Montana?
Anche questa volta, a voi la possibilità di riflettere.
Fatelo però.

venerdì 8 maggio 2009

Canalia, in banca trovato tesoro di 510 mila euro

La clamorosa scoperta nei conti correnti riconducibili al geometra della Provincia arrestato per concussione
Il cavatore Colpo ai finanzieri del magg. Borrelli ha raccontato che i guai coincisero col mancato versamento di una mazzetta di 100 mila euro
Ivano Tolettini Venerdì 08 Maggio 2009 CRONACA, pagina 14
Dai conti correnti gestiti personalmente dal capo dell’Ufficio cave della Provincia Angelo Canalia, licenziato dopo l’arresto per concussione di una settimana fa, saltano fuori contanti e titoli per 510 mila euro. Assieme agli altri 40 mila, sequestrati dalla polizia tributaria la sera stessa della cattura del dipendente pubblico infedele nella cassaforte di casa sua nella villa di Lusiana, rappresentano il “tesoro” sottoposto a sequestro preventivo. Per il procuratore Ivano Nelson Salvarani e il sostituto Marco Peraro è lecito chiedersi come abbia fatto un impiegato pubblico, con uno stipendio di poco superiore ai 2 mila euro, sposato con una insegnante e padre di tre figli, a raggranellare così tanti quattrini, dopo essersi costruito una bella villa - valore di almeno 1 milione di euro - e avere condotto un’esistenza in cui non si è negato nulla. Solo grazie alle speculazioni immobiliari o al “sistema” che con l’imprenditore Pietro Colpo gli avrebbe fruttato una costante rendita a partire dal 2000? Il geometra Canalia, 57 anni, difeso dagli avv. Marco Dal Ben e Renzo Villanova, quando è stato interrogato dal gip per la convalida del suo arresto ha spiegato la sua ingente disponibilità finanziaria con l’attività immobiliare tramite la società Cesco, amministrata dal figlio Federico, ma di cui lui è l’amministratore di fatto. Non a caso i finanzieri del maggiore Paolo Borrelli hanno sigillato oltre ai conti riconducibili al funzionario e alla moglie Lenalisa Zucchi, anche quelli della Cesco Immobiliare srl, che per gli inquirenti sarebbe stato uno dei “volani” gestiti da Canalia per coprire il ragguardevole giro di tangenti.
MAZZETTA DI 100 MILA. Il caso è scoppiato quando il cavatore Pietro Colpo di Bassano stanco di essere preso per il naso ha deciso di vuotare il sacco. Fino al 2006 la sua attività era proseguita florida. Amministrava tre cave sull’altopiano che gli fruttavano una fatturato di oltre 8 milioni di euro e dava lavoro a una quarantina di operai. Due volte al mese, però, a partire dal 2000 a Canalia avrebbe versato 5 mila euro. Spesso mandava la sua segretaria di fiducia Sabrina R. di Sarcedo in banca a prelevare il contante con assegni girati “ a me stesso”, quindi l’irreprensibile Canalia sarebbe passato a incassare. Così per sette anni - «gli ho versato quasi 600 mila euro» -, per quello che sarebbe stato un rapporto di mutua convenienza. Corruzione o concussione? L’illecito rapporto tra l’imprenditore e il pubblico ufficiale si sarebbe scombicchierato nella primavera 2006. Il motivo? Colpo, che stava sempre più ingrandendosi, voleva aprire la cava Hortal ad Asiago. Provincia e Regione avevano dato parere favorevole, mentre furono il sindaco Gios e la sua Giunta a opporsi. La zona è pregiata sotto il profilo turistico-ambientale e Gios la piantò giù dura. Canalia aveva dato l’ok scavalcando la Giunta della presidente Dal Lago, il Comune di Asiago però tenne duro e alla fine la spuntò. Tuttavia, Canalia avrebbe chiesto 100 mila euro per quel favore. Colpo gli rispose che erano troppi.
MATRIMONIO. Allora il geometra corrotto gli avrebbe chiesto una stecca di 20 mila euro perché di lì a poco la figlia Silvia si sposava. Il cavatore non acconsentì e a quel punto i rapporti si interruppero. Per Colpo sarebbero iniziati allora i guai. «Da quel momento - disse - iniziarono a giungere dalla Regione, su segnalazione di Canalia, ordini per bloccare l’attività delle mie cave perché estraevo la ghiaia, che è vietata». Tre anni bui per Colpo che andò incontro al rovescio finanziario perché i suoi ricavi crollarono a poco meno di 1 milione di euro con soli 2 operai. Disperato, bussò anche in Regione ma ricevette risposte evasive. Allora, lo scorso marzo, ritelefonò col cappello in mano a Canalia. «Angelo, sono disperato, che cosa devo fare?» «Non ti preoccupare - gli avrebbe risposto -, incontriamoci e vedrai che col vecchio sistema risolviamo ogni problema». Colpo, però, ne aveva le tasche piene e si precipitò dalla Finanza. Due giorni dopo Canalia incassava la prima mazzetta di 5 mila euro, il 30 aprile la seconda. Fine delle trasmissioni.

Mazzette per scavare, «un sistema consolidato»

Perché stupirsi di Canalia (un nome che è un programma!) ci sono precedenti ben più autorevoli … niente di nuovo sotto il sole, non è che la conferma di un sistema consolidato e ben oliato … forse la diminuita disponibilità finanziaria da un lato e l’accresciuta avidità dall’altro hanno fatto saltare il banco ed il tacito e condiviso accordo che c’era tra controllati e controllore !!!
IL GAZZETTINO Venerdì, 13 Dicembre 2002
Il geologo della Regione avrebbe ammesso: «I soldi dai cavatori? Attestati di ringraziamento per lo zelo impiegato nelle istruttorie»
«Non intendo dire una parola, c'è una indagine in corso». Dalla sua abitazione padovana, Michele Ginevra, fino a ieri capo servizio cave della direzione geologica e ciclo d'acqua della Regione Veneto, non aggiunge altro. Perché ha già parlato. Per quattro ore, martedì scorso, dopo che la Squadra Mobile di Treviso lo aveva trovato in possesso di 17 mila euro, mentre si accingeva a metter piede nel ristorante Casa Balbi, a Pieve di Soligo, in compagnia di un collega, e di un imprenditore. Mazzette , secondo la polizia, ricevute da tre cavatori. La chiave di volta di una indagine partita non più di due mesi fa, culminata ieri mattina con decine di perquisizioni in uffici e abitazioni, quelli dei cavatori finiti nell'inchiesta, ma anche nella struttura regionale dove Ginevra prestava servizio. Tutti trevigiani, gli imprenditori, e tutti indagati per il reato di corruzione: Daniele Montesel (che martedì stava accompagnando Ginevra a Pieve), 39 anni di Susegana, titolare della "Ghiaia di Colfosco" con sede a Colfosco; Roberto Grigolin, 47 anni rappresentate dell'omonimo gruppo, casa e uffici a Ponte della Priula; Antonio Balbinot, 69 anni, titolare dell'omonima impresa operante a Vidor e residente invece ad Asolo; e, infine, Ferruccio Guidolin, 59 anni di Castelfranco, cantiere a Trevignano (la "Postumia Cave") e sede legale a Bassano del Grappa.
Ovviamente, di corruzione deve rispondere anche il padovano Michele Ginevra, 59enne, che cinque anni fa era finito in un'altra vicenda giudiziaria per concorso in falso in atto pubblico, vicenda dalla quale uscì pulito, e che proprio ieri ha raggiunto la quiescenza, come precisato dall'ente per il quale da anni lavorava in qualità di geologo. Anni durante i quali, come lui stesso avrebbe ammesso agli inquirenti, era diventata prassi ricevere ringraziamenti sotto forma di sonanti omaggi. Impossibili da quantificare. È emblematico, comunque, il sequestro di alcuni lingottini d'oro trovati nella cassaforte della sua abitazione, e di 17 mila euro custoditi nel medesimo forziere.
«Un modo per ringraziare il lavoro svolto nella istruttoria delle pratiche», avrebbe ammesso il funzionario regionale nelle quattro ore di fitto interrogatorio avvenuto negli uffici della Mobile nella stessa sera di martedì, al quale non spettava l'ultima parola per decidere se bocciare o promuovere le richieste dei cavatori. Ci avrebbero pensato i politici, in Giunta Regionale, sulla scorta dei vari pareri. Ma, quello di Ginevra, aveva decisamente una importanza non da poco. Era lui che andava ad effettuare personalmente i controlli nei siti che i cavatori intendevano "intensificare", ovvero - ad esempio - scavare più in profondità quando l'estensione della cava aveva raggiunto il limite consentito per legge (il 3\% di ogni singolo territorio comunale). E, dopo i sopralluoghi, arriva il parere, che imprimeva maggiore e minore velocità alla pratica. A seconda della mazzetta? È solo un interrogativo.
Ma l'indagine intende andare oltre. Dove? Il dirigente della Squadra Mobile trevigiana, dott. Riccardo Tumminia, si è limitato a commentare: «Si apre uno spaccato su una gestione delle istruttorie per il rilascio delle autorizzazioni che adesso è sotto inchiesta». Il resto è confermato punto su punto dal magistrato titolare dell'inchiesta, il sostituto procuratore, dott. Antonio De Lorenzi. E, alla domanda: "Una prassi unicamente trevigiana?", la risposta non è arrivata: nè un sì ma nemmeno un no. Sarà l'inchiesta a dirlo. Così come dovrà dire se effettivamente i cavatori indagati siano dei corruttori. Il Gruppo Grigolin, su questo punto, si è detto «sorpreso da come una serie di notizie su una indagine in corso siano già di dominio pubblico». Precisando che, "a scanso di equivoci, il funzionario della Regione fermato in una trattoria non era in compagnia di nessun rappresentante del Gruppo Grigolin». In attesa degli esiti della indagine: «Speriamo che questo episodio serva a cominciare a far riflettere sul perché un settore economico così delicato sia continuamente criminalizzato. Se ci fosse tutto questo marcio, chiediamo noi stessi alle autorità preposte di disegnare a tavolino delle forme di controllo che tutelino in primis le aziende che vogliono lavorare all'insegna della trasparenza e dell'onestà».
Giancarlo D'Agostino

Treviso. Il processo per corruzione contro i cavatori della Marca si conclude con delle pene irrisorie e con la prescrizione dei reati alle porte.
Comunicato: "Nella marca la questione della legalità dovrebbe essere una priorità per l’agenda della politica ma affrontarla potrebbe essere rischioso per la casta dei politici".
COMUNICATO: la condanna dei cavatori della Marca: una questione di legalità dove manca la certezza della pena.
Comunicato del 30 marzo 2009 di Paeseambiente
Il processo per corruzione contro i cavatori della Marca si conclude con delle pene irrisorie e con la prescrizione dei reati alle porte.Senza la certezza della pena la legalità va a rotoli; le attuali leggi consentono ai più furbi di farla franca. Nella marca la questione della legalità dovrebbe essere una priorità per l’agenda della politica ma affrontarla potrebbe essere rischioso per la casta dei politici.
Il 26 marzo 2009 è stata pronunciata una sentenza, dopo una camera di consiglio durata quattro ore e mezza e dopo un procedimento penale durato addirittura sette anni, contro quattro dei maggiori cavatori della Marca accusati di aver corrotto nel 2002 un funzionario della regione Veneto (Michele Ginevra funzionario della Regione e responsabile della Direzione per la Geologia e il Ciclo delle Acque accusato di corruzione e morto nel corso del procedimento) per ottenere alcune concessioni di escavazione di ghiaia. Il Tribunale di Treviso composto dai magistrati Gioacchino Termini, presidente, Silvio Maras e Francesco Giuliano, ha condannato con l’imputazione di corruzione per atto d’ufficio i cavatori:· Roberto Grigolin, di 50 anni, per il quale il pubblico ministero Antonio De Lorenzi aveva chiesto la condanna a 4 anni di reclusione, ad una pena di anno e 4 mesi di reclusione;· Giorgio Montesel, di 71 anni, per il quale il pubblico ministero aveva chiesto 2 anni e 9 mesi, ad una pena di un anno e 4 mesi di reclusione· Daniele Montesel, di 41 anni, per il quale il pubblico ministero aveva richiesto una pena di 2 anni e 6 mesi, ad una pena di 11 mesi con la concessione delle attenuanti generiche;· Antonio Balbinot, di 71 anni, per il quale il pubblico ministero aveva chiesto la condanna di 3 anni e 6 mesi, ad una pena di un anno e 4 mesi. Per le società dei cavatori la condanna è stata del pagamento di una sanzione di 64 mila euro l’una; le richieste del Pubblico ministero erano state molto più severe, ovvero:· per Roberto Grigolin amministratore delle ditte Superbeton era stata chiesta una sanzione amministrativa di 315 mila euro;· per la Postumia Inerti era stata richiesta una sanzione di 225 mila euro;· per la Fornaci Calce Grigolin era tata richiesta una sanzione di 270 mila euro;· per Giorgio e Daniele Montesel responsabili delle società operanti nel settore delle escavazioni Nervesa Inerti era stata richiesta una sanzione di 537.500 euro; · per la Ghiaia di Colfosco era stata chiesta l’assoluzione;· per Antonio Balbinot, 71 anni, amministratore della Balbinot Antonio srl era stata richiesta una sanzione di 105 mila euro.
Il pubblico ministero Antonio De Lorenzi aveva chiesto anche la sospensione e la revoca per ben due anni delle concessioni all’attività estrattiva, per il settore materiali inerti quali ghiaia e sabbia, il Tribunale però ha derubricato il reato facendo pertanto decadere questa richiesta del PM. Per i fatti accaduti prima del 10 dicembre 2002 è intervenuta invece la prescrizione, ovvero è come se nulla fosse accaduto, ovvero tutto è stato cancellato.Viene lecito chiedersi se i giudici nel derubricare il reato da corruzione propria a corruzione impropria abbiano considerato che il funzionario Ginevra non ha commesso alcun atto illecito nel concedere le autorizzazioni perché non esistevano regole da rispettare. Infatti il PRAC (Piano Regionale Attività di Cava), che secondo la legge regionale sulle cave del 1982 doveva entrare in vigore entro 180 giorni, ha visto la luce solo nel 2004, con ventidue anni di ritardo e ad oggi, ventisette anni dopo, non è ancora in vigore perché non è stato convertito in legge dal consiglio regionale; un vuoto normativo che di fatto dal 1982 concede ai funzionari della regione di applicare la legge sulle cave in piena autonomia.Il procedimento penale era partito il 10 dicembre del 2002, dove fuori da un ristorante vennero fermati assieme a Ginevra, il responsabile in Regione del settore cave, i quattro cavatori imputatati con le loro società; Ginevra in tasca aveva ben 17.000 euro in contanti.Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente ha così commentato questa sentenza di primo grado: “Questa condanna, arrivata dopo ben sette anni, con pene molto lievi, è la conferma dell’inadeguatezza delle leggi che tutelano il territorio e le risorse naturali patrimonio di tutti i cittadini, queste leggi e quelle che regolano i procedimenti penali sono fatte su misura per chi le viola.Con un pool di bravi avvocati pagati profumatamente si allungano all’infinito i tempi dei processi e si arriva alla prescrizione dei reati. Ora con l’appello i cavatori potranno bypassare la giustizia ottenendo la prescrizione dell’intero processo. Ai cittadini risulta sin troppo evidente che queste leggi sono stata fatte dai politici a sostegno dei propri misfatti consentendo anche agli altri che le violano di godere delle varie scappatoie create appositamente. Questo processo dimostra ancora una volta che in Italia manca la certezza della pena e se manca questa ogni regola può essere violata soprattutto se si dispongono importanti risorse finanziarie. La politica locale dovrebbe affrontare urgentemente la questione della legalità soprattutto in una provincia come la nostra dove gli episodi sconcertanti non mancano, e mi riferisco alle escavazioni illegali di ghiaia per milioni di metri cubi punite con sanzioni ridicole, alle fidejussioni relative alle discariche di milioni di euro volatilizzate senza che nessuno paghi, ai funzionari dell’ufficio caccia della provincia di Treviso che continuano ad occupare i loro posti nonostante due sentenze di condanna e l’interdizione dai pubblici uffici; alle diverse discariche che stanno contaminando la falda acquifera senza nessuno dei responsabili costretto a pagare per i disastri ambientali in atto.”

mercoledì 6 maggio 2009

Vicenza da record: la più bucata in Veneto con 241 cave attive


Giornale di Vicenza
Mercoledì 06 Maggio 2009 CRONACA, pagina 16

Numeri da brividi: oltre 120 milioni di metri cubi di materiali estraibili autorizzati; 241 cave attive; oltre 60 milioni di metri cubi ancora da scavare. E da vendere. Un viavai di camion: arrivano vuoti, ripartono pieni e vanno a consegnare ghiaia o detriti per costruire strade, case, massicciate ferroviarie. Oppure vanno a fornire il marmo o le pietre per le lavorazioni più pregia- te. Un business da miliardi di euro. Epicentro: Vicenza.
Il Vicentino è la provincia veneta con il più alto numero di cave attive, anche se Treviso conta volumi autorizzati maggiori. Sono dati da prendere con le pinze, poiché l’ultimo censimento ufficiale delle cave attive della Regione risale a una manciata di anni fa (594 cave). Per conoscere il quadro dalla Provincia c’è da attendere il riassetto del settore cave, passato dalla gestione di Andrea Turetta a quella del segretario generale Angelo Macchia. Da Palazzo Nievo fanno sapere che «la Provincia non autorizza cave, ma esercita controlli».
Le zone più vocate sono l’Altopiano di Asiago (marmo), il Basso Vicentino (pietra) la zona di Isola Vicentina e il Bassanese. Tra le cave attive, le più numerose sono quelle di marmo (87), seguite da argilla (58), sabbia e ghiaia (34), calcare e detriti. I volumi maggiori autorizzati sono quelli delle cave di sabbia e ghiaie (49 milioni di metri cubi), e calcare per cemento (24 milioni).
Un business che dovrebbe reggersi su un delicato equilibrio di pianificazione, concessioni e controlli. In Veneto, però, manca proprio la pietra fondante: il Piano per attività estrattive atteso da oltre 20 anni non è ancora stato approvato.M.SC.

«Cave, il Vicentino è una “groviera”. Ma dalla Provincia controlli carenti»

Daniela Sbrollini, Pd«Non entro nel merito del lavoro della magistratura, la mia è una riflessione politica, maturata negli anni in cui sono stata consigliere provinciale e confermata ora: i controlli della Provincia sulle attività delle cave vicentine sono sempre stati insufficienti. Di più: l’attenzione a questa materia è sempre stata carente, in attività e risorse investite. Eppure siamo un territorio “groviera”, solo a Treviso si è scavato di più».

L’intervento è di Daniela Sbrollini, deputata del Partito democratico, ex consilgiere provinciale nelle file dei Democratici di Sinistra ed ex membro della commissione ambiente negli anni in cui a Palazzo Nievo sedeva la giunta guidata da Manuela Dal Lago.
«Seguii con attenzione la questione delle cave, presentai interrogazioni, chiesi materiale e documentazioni alla Provincia, ma ottenni dati che la stessa Provincia definiva incompleti e non aggiornati», ricorda Sbrollini.
Su un punto la deputata del Pd non ha dubbi: «È vero che il Vicentino ha potenzialità estrattive più alte di altre province, ma si è scavato troppo, si è estratta una quantità di materiali ben al di sopra delle esigenze del territorio. In certi casi - continua Sbrollini - non sono stati fatti i ripristini ambientali a causa dei ritardi legislativi. Da parte mia ho sempre chiesto all’ex presidente Dal Lago un monitoraggio costante di cave attive e dismesse. E anche delle miniere, che in certi casi sono sembrano molto a cave camuffate. E dovevano essere effettuati maggiori controlli sulle quantità dei materiali estratti, sul rispetto dei limiti stabiliti dalla Regione per ogni cava».
Secono Daniela Sbrollini «la Provincia ha trascurato, negli anni, le questioni ambientali: dovevano essere destinate maggiori risorse, l’ho ribadito quand’ero in commissione Ambiente. E il lavoro della polizia provinciale non è stato sfruttato al meglio: gli stessi agenti manifestarono dissenso per una riorganizzazione del lavoro che li relegava negli uffici anziché sul territorio».M.SC.

«È vero, preparavo io le mazzette per Canalia»

L’INCHIESTA. Conferma le accuse anche la segretaria del cavatore Piero Colpo, che ha denunciato di avere pagato bustarelle per centinaia di migliaia di euro dal 2000
Ivano Tolettini
Anche l’ex socio sostiene che la presunta vittima gli parlò a lungo dell’esosità del funzionario della Provincia arrestato dalla Finanza
Sabrina è l’ex segretaria di fiducia dell’imprenditore Piero Colpo. E lei, assieme a Leone, ex socio del cavatore, ad aiutare i finanzieri della polizia tributaria a mettere uno sopra l’altro i mattoni per costruire il presunto castello della concussione che è costato l’arresto al funzionario della Provincia Angelo Canalia di Lusiana, bloccato giovedì dalla Guardia di Finanza a Sarcedo con una mazzetta di 5 mila euro appena incassata.
«È vero quello che dice Colpo - ha raccontato ai finanzieri l’impiegata -, cioè che da tempo versava tangenti al geometra della Provincia responsabile dell’Ufficio cave. Per il passato Colpo emetteva degli assegni intestati a me stesso dell’importo di qualche migliaio di euro, poi io andavo in banca a prelevare il contante e quindi lo riconsegnavo a lui. Poi vedevo arrivare regolarmente Canalia in ditta e so che veniva per quello». Non bastassero queste pesanti affermazioni, ci sono anche quelle di Leone. «Il mio ex socio mi raccontava che doveva dare periodicamente delle somme a Canalia, altrimenti gli avrebbe bloccato l’attività», ha spiegato l’imprenditore ai finanzieri del maggiore Paolo Borrelli.
Sono state queste testimonianze, assieme alle due bustarelle da 5 mila euro intascate da Canalia il 23 marzo e il 30 aprile da Colpo, a convincere gli inquirenti che il cavatore non raccontava fandonie quando spiegava che era da anni che metteva mano al denaro per corrompere il funzionario. Un professionista della mazzetta, a stare dietro al capo d’imputazione, anche se gli avvocati Marco Dal Ben e Renzo Villanova contestano l’impianto accusatorio. A credere alle dichiarazioni è stato il gip Furlani. Quando il pm Marco Peraro ha sentito il racconto di Colpo che ha detto che era risaputo nel settore che bisognava avere «rapporti personali» con funzionari della Provincia per non avere eccessivi ostacoli burocratici, ha predisposto la trappola per prendere con le mani nel sacco Canalia. Per ben due volte, anche se poi il funzionario ha raccontato di essersi pentito dopo la prima volta tanto da avere bruciato i primi 5 mila euro - poi è tornato alla carica segno che non gli dispiaceva -, è passato dagli uffici di Colpo. «Il mio ex principale - ha spiegato la ragioniera Sabrina - temeva che altrimenti Canalia gli potesse creare difficoltà o bloccare l’attività estrattiva anche senza particolari motivi, tenuto conto la complessità burocratica della gestione di una simile attività». Le dichiarazioni del cavatore, dell’ex socio e dell’impiegata, unite alle intercettazioni telefoniche e ambientali, e alle videoregistrazioni eseguite dalla Finanza, per il gip Furlani rappresentano un baluardo investigativo che giustificano l’emissione della custodia cautelare. Agli avv. Dal Ben e Villanova non resta che il Riesame per cercare la libertà del funzionario licenziato l’altro giorno dalla Provincia.

Autorizzazioni al setaccio

INDAGINI. Gli investigatori stanno controllando in Provincia e sul campo il comportamento degli altri cavatori
Il pm Peraro ha ordinato verifiche negli Uffici pubblici e privati per delineare il quadro
Cavatori sentiti come testimoni dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria e autorizzazioni in Provincia (e Regione?) analizzate per stabilire i contorni dello scandalo esploso con l’arresto di Canalia.
Sono alcuni fronti del complesso lavoro investigativo coordinato dal procuratore Ivano Nelson Salvarani e dal sostituto Marco Peraro per comprendere se Colpo fosse l’unico a pagare o la stessa strada fosse stata seguita anche da altri colleghi.
Attualmente le indagini sono a carico del solo Canalia, indagato per concussione continuata, visto che le dazioni di denaro sarebbero iniziate nel 2000 e sarebbero proseguite fino al 2006, per riprendere nella primavera di quest’anno. Ma non c’è dubbio che i magistrati vogliono capire se il geometra di Lusiana facesse tutto da solo o avesse dei complici.
Il bassanese Piero Colpo ha denunciato di avere versato alcune centinaia di migliaia di euro, a suon di periodiche bustarelle di 5 mila euro l’una. Tangenti che l’ex responsabile provinciale dell’Ufficio cave, difeso dagli avv. Dal Ben e Villanova, ha tenuto per sé o a diviso con qualcuno? Questa è la domanda, superata la prima fase investigativa che ha portato alla cattura del dipendente pubblico infedele in flagranza, che si pongono gli investigatori del colonnello Antonio Morelli.
Per rispondere sono iniziate le attività capillari ed estese che si svolgono sul piano burocratico, con l’acquisizioni delle domande rivolte a Regione e Provincia per l’attività estrattiva, e su quello testimoniale con l’interrogatorio dei cavatori dell’Altopiano. Del resto, le parole dello stesso Colpo all’indomani della cattura di Canalia sono state chiarificatrici. «Mi auguro che l’indagine non sia finita qui - ha detto - Anzi, che l’arresto del geometra sia solo l’inizio. Ci saranno sviluppi, io spero più grossi, perché sono convinto che anche altri parleranno, ora che io per primo mi sono deciso. Il mio augurio è che sull’Altopiano per la gestione delle cave scoppi una bomba in grado di scoperchiare un intero sistema che dura da tanti, troppi anni».
Fin qui le esplosive affermazione del cavatore, il quale ha sostenuto che un sistema marcio lo stava rovinando.
Altri si accoderanno a Colpo o la sua speranza è vana? C’era una sorta di “dazione settoriale”, come farebbe capire l’imprenditore, oppure sono le sue dichiarazioni sono quelle di un imprenditore deluso sull’orlo della crisi? Ammesso che le sue parole siano il vangelo, il che è tutto da dimostrare, che interesse avrebbero altri a parlare considerando che stanno lavorando? Sono interrogativi che a ogni inchiesta contro la Pubblica Amministrazione tornano di attualità. Per adesso, c’è che la polizia tributaria con i maggiori Borrelli e Caliandro stanno stanno setacciando l’universo dei cavatori alla ricerca di altre testimonianze che nel caso di Canalia, ha fatto scrivere al gip Furlani, si era trasformata in «prassi, antica e ripristinata, di versamenti periodici che può ben integrare il reato di concussione». Insomma, chi sa parli, è l’auspicio della procura.I.T.

martedì 5 maggio 2009

«Tangenti per sette anni, poi altre due da marzo»

L’ACCUSA. Il geometra dell’Ufficio cave catturato giovedì a Sarcedo è stato interrogato ieri mattina in carcere dal gip Stefano Furlani e dal pm Marco Peraro
Ivano Tolettini
Giornale di Vicenza
Avrebbe incassato centinaia di migliaia di euro dal 2000 al 2006. Resta in carcere per 45 giorni Canalia, arrestato dalla Finanza per concussione.
Martedì 05 Maggio 2009
CRONACA, pagina 13

Angelo Canalia per quasi otto anni avrebbe incassato tangenti. Secondo un “vecchio sistema” di recente ripreso a suon di 5 mila euro al mese. O giù di lì. La prassi di chiedere mazzette «antica e ripristinata, di versamenti periodici, può ben integrare il reato di concussione». A scriverlo è il gip Stefano Furlani nell’ordinanza di custodia che fa rimanere in carcere per le prossime sei settimane colui che da ieri è l’ex capo dell’Ufficio cave della Provincia. A dire dell’imprenditore Piero Colpo, colui che si è presentato alla Guardia di Finanza aprendo le cataratte dello scandalo, dal 2000 quasi ogni mese avrebbe preparato la mazzetta dell’importo di 5 o anche 10 mila euro da versare al geometra pubblico corrotto. La consuetudine si sarebbe interrotta nel 2006 per riprendere il 23 marzo di quest’anno, quando Canalia ha incassato una prima bustarella di 5 mila euro, alla quale ne è seguita una di pari importo giovedì scorso a Sarcedo, quando è stato catturato dalla polizia tributaria della diretta dal maggiore Marco Borrelli.Il totale dei versamenti illeciti (concussione o corruzione?) ammonterebbe a centinaia di migliaia di euro perché, come dice Colpo, il funzionario era a libro paga. E con che stipendio. Ma gli inquirenti legittimamente si chiedono se Colpo racconta la verità fino in fondo o la amplifica, per gli anni precedenti, per gettare ulteriore discredito sull’indagato.
INTERROGATORIO. Ieri mattina il geometra Canalia, 57 anni, residente a Velo di Lusiana, è stato sentito per quasi un’ora in carcere. L’arresto è stato convalidato. Egli è difeso dagli avv. Marco Dal Ben e Renzo Villanova, ed ha risposto alle domande del gip Furlani e a quelle del pm Marco Peraro, che con il procuratore Ivano Nelson Salvarani coordina l’attività investigativa. L’ex tecnico della Provincia, visto che ieri è stato licenziato, ha confessato - non poteva far altro poiché la doppia dazione è stata videoregistrata dalle Fiamme Gialle - di avere percepito due mazzette per complessivi 10 mila euro. Ma ha negato di averne percepite altre. Durante l’interrogatorio ha avuto solo un momento di commozione, nel complesso ha risposto senza esitazione affermando che non è vero che per anni è stato “oliato”. La procura accusa, e il gip è dello stesso avviso, che ci sono pesanti indizi sul conto del funzionario per sostenere che per anni abbia percepito l’ingente flusso di mazzette che, se effettivo, non ha precedenti nella storia giudiziaria vicentina per un geometra che sebbene ricoprisse un incarico delicato, era pur sempre un tecnico. Ma ha fatto tutto da solo? «Presenteremo istanza al tribunale del riesame per chiedere la scarcerazione», ha detto l’avv. Dal Ben.
GRAVI INDIZI. Il cavatore Colpo a marzo dovendo rinnovare un’autorizzazione ha chiesto di nuovo aiuto a Canalia. Questi gli avrebbe detto: «Non ti preoccupare, incontriamoci che definiamo meglio, comunque col vecchio nostro sistema di una volta possiamo risolvere». L’imprenditore bassanese che un tempo era uno dei principali sull’Altopiano e che poi ha avuto problemi finanziari, si è presentato alla Finanza perché non accettava più di pagare. «Le dazioni del 23 e 30 marzo - scrive Furlani - confermano la ripresa del “vecchio sistema” e che era la dazione di denaro ciò che Canalia voleva per riattivarsi benevolmente col Colpo a conferma dell’intento concussorio».
TANGENTI. Canalia ha parlato di regali ricevuti spontaneamente «in assenza di ogni suo invito come donazione per avergli dato consigli sulla gestione della complessa questione amministrativa» e per avere contattato il funzionario responsabile in Regione. Ma, osserva il giudice, in realtà questo meccanismo è da «ricondurre al ripristino della prassi concussoria». Per questo, osserva il gip, ci sono obiettive esigenze cautelari per evitare che Canalia si attivi per inquinare le prove. Senza considerare il pericolo di reiterazione del reato alla luce dell’«atteggiamento concussorio e dalla ricezione del denaro». Dunque, per i prossimi 45 giorni resterà in cella, poi potrebbe andare ai domiciliari. Dipenderà da lui. Se vorrà collaborare e riferire di eventuali complici.

INVITO alle LISTE ELETTORALI della VALBRENTA

Venerdì 15 Maggio ore 20.45
saletta Comunità Montana


Il nostro Gruppo, con l’incontro del 15 maggio prossimo, alle 20.45 presso la Sala della Comunità Montana del Brenta a Carpanè, invita i candidati Sindaci e le loro liste, nell’intento di offrire un momento di confronto ed approfondimento sulle tematiche che ritiene più importanti e qualificanti per un armonico sviluppo del nostro territorio.
Non intendiamo certo “metterci in cattedra” e indicare strategie o percorsi politico/amministrativi per chi si dichiara disponibile a condurre la vita dei nostri comuni per i prossimi anni; vorremmo più semplicemente offrire un occasione di conoscenza, confronto e dialogo tra diverse liste, di diversi comuni, ma di un’unica valle, accomunati dalle stesse problematiche, dallo stesso ambiente, dalla stessa storia .

INTENTI e tematiche all’ordine del giorno

Quale modello di sviluppo: prospettive e strategie di sviluppo della valle.
Sostenibilità ed eco-compatibilità. Alternative praticabili alla rapina del territorio ed alle attività meramente speculative.
Definire ed attivare strumenti di gestione e controllo congrui allo scopo, trasparenti ed aperti al contributo delle forze sociali. Recuperare i motivi ispiratori di pianificazione e coordinamento del PATI .
Comune unico: azioni concrete per dare avvio ad un processo virtuoso che conduca alla costituzione di un unico comune per la Valbrenta, entro la successiva tornata elettorale. Attivare a breve tavoli di confronto intercomunale per concretizzare l’unione dei servizi tra i comuni.
Iniziare a porsi come un unico ente referente nei confronti delle istituzioni territoriali: ASL, scuola, ETRA, ENEL, FFSS, ANAS.
Definire il ruolo della Comunità Montana e con conseguente realismo, scevro da opportunismi o strumentali convenienze, valutarne l’utilità, l’efficienza e l’efficacia. Decidere quindi se potrà avere un futuro e quale potrà essere.
Mantenere un rapporto franco ed aperto con il volontariato ed i vari gruppi presenti in valle, che vanno intesi come risorsa e/o interlocutore privilegiato, non certo come controparte. Rendere concreto il concetto di democrazia partecipata con idonei strumenti. Massima trasparenza degli atti amministrativi (attivare percorsi verificabili di accesso e conoscenza).

Per semplicità e per favorire la discussione, nel corso dell’incontro, presenteremo schematicamente una serie di punti, per noi imprescindibili e qualificanti, per qualsiasi lista si voglia proiettare verso un futuro di salvaguardia e rilancio di questa valle; non sono necessariamente in ordine di priorità; speriamo di poterli approfondire e dettagliare con voi.

domenica 3 maggio 2009

Da luglio aumentano le bollette dell’acqua

Assemblea "inutile", scatta il rincaro
Dal primo luglio aumenterà il costo dell’acqua potabile. Un aumento del 4,3 per cento nelle bollette di Etra al quale si somma l'adeguamento Istat dell'1,7 per cento. Di fatto per il portafoglio delle famiglie si traduce in un costo complessivo nei prossimi 6 mesi, di 3 euro circa per gli utenti che usufruiscono del solo servizio di acquedotto e di una spesa variabile tra i 5 ed i 7 euro, per quanti utilizzano anche la rete di smaltimento fognario. Un aumento che doveva essere già operativo dal 1. gennaio scorso, ma che a dicembre, nel corso dell'assemblea dei sindaci che costituiscono l'Autorità territoriale ottimale Brenta (Ato Brenta), era stato deciso di sospendere per i primi sei mesi di quest'anno. Congelati quindi gli aumenti della tariffa del servizio idrico integrato (ossia acquedotto, fognatura, depurazione) in tutti i comuni facenti parte del territorio del Consorzio, senza aggravare il carico di spesa delle famiglie tenendo presente proprio del particolare momento di difficoltà nella congiuntura economica in corso. Nella stessa assemblea i comuni-soci avevano stabilito di ridefinire la nuova tariffa entro il mese di aprile, riservandosi eventuali modifiche o perfezionamenti anche alla luce dei dati contabili ed extra contabili elaborati da Etra, in modo da poter esprimere valutazioni di merito rispetto al corretto sviluppo tariffario e ai principi stabiliti dalla normativa. La fatidica assemblea è stata convocata mercoledì scorso. Peccato che dei 72 comuni aderenti (suddivisi nelle province di Padova, Vicenza e Treviso), ne fossero presenti solo 23 (10 padovani e 13 vicentini). La delibera, che tiene conto anche di tali dati, è stata puntualmente presentata in assemblea, ma non è stata approvata perché al momento del voto non c'era il numero legale necessario (il quorum era fissato in 26 presenti). Quindi l'articolazione tariffaria scatterà come previsto all'inizio di luglio, sulla base delle necessità imposte dal Piano di ambito territoriale e dal relativo Piano economico, al quale la tariffa è direttamente collegata. "Penso che queste assenze siano state dovute al particolare periodo che vede molte municipalità andare al rinnovo amministrativo - commenta il neo presidente di Ato Brenta Silvano Sabbadin sindaco uscente di Galliera Veneta - Una decisione pregressa che vede ora scattare l'aumento in modo automatico". "Sottolineo - continua il presidente Sabbadin - che il programma del Piano d'ambito prosegue comunque senza interruzioni, permettendo la realizzazione di un grande numero di interventi pianificati che prevedono per il 2009 una somma pari a 15 milioni di euro da investire nel moglioramento tecnico della rete acquedottistica e fognaria".
Michelangelo Cecchetto
il Gazzettino

martedì 28 aprile 2009

“In miniera” per altri quarant'anni

Valbrenta.Parere favorevole della regione al nuovo progetto Costa Alta.
Si aggiunge ai due stralci.
Non lascia indifferenti gli abitanti della Valbrenta il parere favorevole della commissione regionale Via (valutazione di impatto ambientale) rispetto al nuovo progetto di coltivazione della miniera Costa Alta di Carpanè, in comune di San Nazario. In termini cronologici significa almeno un’ulteriore quarantina d’anni di attività, considerando la necessità di concludere ancora i lavori legati ai primi due stralci (la concessione data nel 2004, attualmente in corso, si chiuderà intorno al 2015). Lo studio di impatto ambientale era stato presentato l’8 ottobre 2007.
Cristina Bellemo - Difesa del Popolo 19 aprile 2009

LA STORIA
Nel documento prodotto cinque anni fa dalla commissione regionale VIA, contestuale al parere favorevole per la precedente concessione di attività mineraria, si ricostruisce sinteticamente la storia della miniera. La cava sul monte Costa Alta prende avvio nel 1912 con la ditta Cava di Carpanè: si estrae pietrame in gran parte utilizzato per la massicciata della ferrovia della Valsugana. Nel 1962 la proprietà passa alla ditta G. Peroglio & figli alla quale, il 19 gennaio 1987, il ministero dell’industria accorda la concessione mineraria per 15 anni su una superficie di 82 ettari. Nel 1989 la giunta regionale autorizza l’apertura della miniera. Nel 1991 l’attività mineraria è autorizzata anche dal ministero per i beni culturali. Nel 2000 il ministero dell’industria rinnova la concessione per ulteriori 15 anni (fino al 30 luglio 2015) e il 6 novembre 2001 la soprintendenza per i beni ambientali e architettonici conferma la concessione ambientale quinquennale. Nel 1994 San Nazario aveva chiesto di limitare l’area di scavo verso l’abitato di Carpanè e, per migliorare la stabilità di alcuni fronti, veniva ridotta l’area di intervento e il volume estraibile. Il volume veniva incrementato però nel 1996. La superficie complessiva interessata è di circa 28 ettari. La miniera è l’unica nel Vicentino per tipologia di minerali estratti: si basa sulla lavorazione della dolomite, che è presente nel sito in composizione omogenea e con una purezza superiore al 99 per cento.


GRUPPO SALVAGUARDIA VALBRENTA
I danni sono numerosi
Quando la percorri, magari a primavera, capisci perché te ne puoi innamorare e perché la gente che vi è nata sia così legata a queste radici. E capisci perché, negli ultimi anni, il livello di attenzione sulla Valbrenta, sulla qualità di vita, sulle sue risorse ambientali e paesaggistiche (chiavi del potenziale sviluppo turistico), sia tenuto alto, a opera soprattutto di gruppi volontari che si sentono poco tutelati dalle istituzioni e si oppongono allo sfruttamento indiscriminato, che provoca conseguenze deleterie sul presente e il futuro della valle.
Uno tra i sodalizi più attivi è il Gruppo Salvaguardia Valbrenta (GSV), impegnato, lo dice il nome, in azioni informative e, quando serve, di denuncia, su quanto avviene in valle, per preservarne l’integrità. Presieduto da Roberto Sessi, il gruppo annovera un centinaio di componenti, rappresentanti di tutti i paesi valligiani.
«Salvare il paesaggio della propria terra significa salvarne l’anima e quella di chi l’abita»: potrebbe essere riassunto così il senso dell’impegno del GSV che si esprime su vari fronti, e in particolare su cave, miniere e messe in sicurezza: una materia che coinvolge ampiamente la Valbrenta e fa dunque alzare più forte la voce del sodalizio, di fronte a quella che viene giudicata «una massiccia aggressione del territorio». Attraverso il suo presidente, il GSV evidenzia come «le decisioni assunte in tema di escavazioni condizioneranno la nostra vita per decenni e per questo non possono essere demandate alle singole amministrazioni». Da anni i membri del GSV denunciano le conseguenze negative della miniera Costa Alta, da cui si ricava peraltro materia di pregio (sali alcalini e magnesiaci che servono, fra l’altro, nell’industria del vetro e dei cosmetici): gli scoppi delle mine, i rumori continui di fondo dovuti alle varie fasi della lavorazione (anche a orari inconsueti e in giorni festivi), la diffusione di polveri nell’aria (che raggiungono inevitabilmente i polmoni degli abitanti) e nelle acque del Brenta, con il pericolo della modificazione dell’habitat naturale di specie animali e vegetali, le vibrazioni (che arriverebbero a provocare anche il crollo delle “masiere” a secco), l’elevato rischio idrogeologico, il mancato ripristino, l’intenso andirivieni quotidiano di mezzi pesanti sulle strade (oltre 120 al giorno, stima il presidente della comunità montana Peruzzo), i danni inflitti, secondo il GSV, ai resti storici della prima guerra mondiale, ai sentieri CAI, alle zone Sic (sito di importanza comunitaria Canale del Brenta Valgadena Calà del Sasso) e Zps (zona di protezione speciale Massiccio del Grappa) di notevole rilievo naturalistico, paesaggistico e storico. A livello istituzionale solo il comune di Valstagna, visto che ha la miniera proprio di fronte al capoluogo, al di là del Brenta, si era opposto all’unanimità al nuovo progetto, mentre sia il comune di San Nazario, nel cui territorio la miniera ha sede, sia la Comunità montana del Brenta avevano dato pareri sostanzialmente positivi, salvo produrre una serie di prescrizioni e osservazioni. Molte ne erano state presentate anche dal GSV e da altri gruppi attivi in valle.
«È incredibile che il nuovo progetto abbia ottenuto il parere favorevole del Via – dice Sessi – Non sono state ancora rispettate le prescrizioni relative alle precedenti concessioni e la ditta già ne ottiene una di nuova, e a così lungo termine. Beninteso, il nostro non è un accanimento pregiudiziale: esigiamo il rispetto della legalità che qui non è stato garantito».
Il GSV ha ripetutamente chiesto di creare un tavolo di concertazione per approfondire i temi legati allo sviluppo della valle: a oggi la proposta rimane ancora senza riscontri istituzionali. Non è ancora giunta a buon fine nemmeno la richiesta di accedere ai verbali prodotti dalla commissione per la valutazione in corso d’opera dei lavori di ricomposizione ambientale, istituita dalla soprintendenza ai beni ambientali di Verona, garanzia del rispetto delle indicazioni normative: dopo una serie di “rimbalzi di competenza”, a oggi il gruppo non ha ancora potuto visionare gli incartamenti.

LA REGIONE - DIREZIONE GEOLOGIA
Una migliore tutela del territorio
Il dirigente della direzione geologia e attività estrattive della regione Veneto, Erardo Garro, mette in evidenza le sostanziali novità nel parere della commissione Via regionale rispetto al nuovo progetto della miniera Costa alta. «Quasi tutte le prescrizioni presentate dai vari enti interessati sono state accolte e si prescrivono misure molto più esigenti in termini di sicurezza e rispetto ambientale, con l’obiettivo di garantire una migliore tutela del territorio e dei suoi abitanti. Il nuovo progetto assorbe, modifica e sostituisce tutte le precedenti prescrizioni, nel senso di una maggiore severità, a partire da un riadeguamento del cantiere minerario complessivo». «Innanzitutto – continua – è stato richiesto di spostare il cantiere, defilandolo verso la valle del Sambuco, dove sarà meno visibile perché più lontano dall’abitato. È imposto l’obbligo di ripristinare l’attuale cantie¬re, prima di passare al successivo: lavorare in progressione, in modo da risolvere via via i problemi. Novità assoluta, per la commissione Via, è l’assegnazione di un ulteriore 25 per cento, oltre alla quota data a San Nazario, quale compensazione, in funzione del materiale estratto, al comune di Valstagna (dagli 0,38 euro attribuiti per metro cubo si passerà, con l’approvazione dei nuovi piani cava, a 0,76 euro): non erano mai stati conferiti soldi a comuni esterni rispetto all’area di lavorazione». Ancora, oltre ai normali corsi sulla sicurezza in miniera, vi sarà l’obbligo di organizzare corsi di informazione, formazione e comportamento sull’incidenza dell’attività di miniera sul sistema naturale complessivo.
«Altra novità – evidenzia Garro – è l’obbligo di produr¬e ogni anno una rilevazione dell’intera miniera con laser scanner, da confrontare costantemente con il progetto presentato e con le rilevazioni precedenti. La ditta, infine, dovrà firmare una fideiussione a garanzia, per un importo più che raddoppiato: da un milione a due milioni e 500 mila euro».


IL TITOLARE DELL’ESTRAZIONE
Posti di lavoro qui
«L’Italia vive ancora sulle fabbriche di materie prime, e la nostra miniera produce materie prime» dichiara con forza Remo Mosole, titolare del gruppo Mosole di Saletto di Breda di Piave e della miniera Costa alta: 44 dipendenti in loco, più l’indotto delle aziende che richiedono quei mate¬iali. «Il nostro progetto è lodevole sotto il profilo lavorativo, ambientale, territoriale e umano. Paghiamo tutti i contributi dovuti, rispettiamo le regole e diamo lavoro alle persone. Il lavoro è una garanzia: gli altri spostano le fabbriche in Cina, noi stiamo qui. Vogliamo difendere i nostri lavoratori e permettere loro di pagare i mutui». Il tutto, precisa Mosole, senza grossi disagi: «I nuovi progetti sono migliorativi. Due forni perché si contenga l’emissione di polveri. Sotto terra di dieci metri per i frantoi. Si scende dall’alto verso il basso fermandosi molto più in su del paese rispetto ai progetti precedenti. Non cadranno sassi, i rumori saranno attutiti». «Il fisico dell’uomo viene distrutto dal vizio, non dal lavoro. Se manca il lavoro, la gente sta male».

LA COMUNITÀ MONTANA
Compensazioni
«La comunità montana si fa interprete e mediatore delle esigenze dei cittadini, di tutela e valorizzazione delle qualità ambientali e delle risorse montane» dichiara Pierluigi Peruzzo, presidente della Comunità del Brenta. «Abbiamo presentato una dozzina di osservazioni e raccomandazioni. In ogni caso, la miniera procura lavoro in valle e nell’indotto, e benefici economici ai comuni: di questi tempi non è da buttare via». La comunità ha approvato già lo scorso febbraio, con voto unanime, una convenzione con il titolare della miniera Costa alta, per interventi compensativi: manutenzione, ripristino, valorizzazione e recupero di beni storici e architettonici. L’importo previsto (subordinato all’approvazione del nuovo progetto) è di 500 mila euro: la comunità montana progetterà e realizzerà degli interventi, con possibilità di delega ai comuni.

IL COMUNE DI VALSTAGNA
Unire la valle
Il comune di Valstagna, guidato da Aldo Ne¬grello, si è opposto all’unanimità al nuovo progetto di coltivazione della miniera Costa alta. Il sindaco sottolinea i disagi derivanti dalla miniera proprio di fronte al paese: rumori («la quantità di esplosivo per volata passa dai 200 ai 300 chili»), polveri («quando piove, metà del Brenta è marrone»), inquinamento acustico e atmosferico. «È ora di unirsi in valle, di pensare come un comune unico e non restare attaccati al campanile. Anche per la comunità montana ho proposto che ognuno dei sindaci valligiani sia presidente a rotazione, mentre gli altri faranno gli assessori: sarebbe un grande risparmio di risorse».

IL COMUNE DI SAN NAZARIO
Due nuove vasche
«Incaricheremo un nuovo geologo per verificare l’attività della miniera» dichiara Ottorino Bombieri, sindaco di San Nazario, il comune sul cui territorio ha sede la miniera. La legge regionale ha affidato l’incarico del controllo a province e comuni. Gli ultimi rilievi ufficiali rispetto alle polveri risalgono al 2002. Intanto il comune sta realizzando, con i soldi delle opere compensative, un’area sosta per camper proprio sotto la miniera. Quanto alla colorazione biancastra che assumono le acque del Brenta a causa delle polveri provenienti dalla miniera, il sindaco fa sapere che conta di tagliare a giugno il nastro delle ulteriori due vasche di decantazione che andranno ad aggiungersi a quella già realizzata, come previsto dal progetto, e che avrebbero dovuto essere già pronte lo scorso anno.

giovedì 9 aprile 2009

Risposta Comunità Montana del Brenta su impatto ambientale della miniera Costa Alta a Carpanè di San Nazario (VI)

Dopo la denuncia al Prefetto del 15 settembre 2008, la Comunità Montana del Brenta l'11 marzo 2009 risponde.
Noi evitiamo commenti e Vi invitiamo a visionare il documento, da cui si evince che:
-la Comunità Montana del Brenta non essendo responsabile del procedimento non può dare risposte autorevoli l'adempimento delle prescrizioni e delle raccomandazioni del 2004 è competenza della Regione Veneto
-l'attività di controllo e verifica sull'attività di coltivazione e recupero ambientale è esercitata dai tecnici incaricati dalla Regione Veneto e dalla commissione della Sovrintendenza ai Beni Ambientali di Verona
-la Sovrintendenza ai Beni Ambientali di Verona è ente responsabile del procedimento, quindi ha i verbali di sopralluogo
-la vigilanza alla coltivazione è esercitata dal comune di San Nazario d'intesa con la Provincia di Vicenza
-in caso di alterazione ambientale, a dettare le prescrizioni per il ripristino o la ricomposizione ambientale è la Provincia di Vicenza
-al comune di San Nazario vanno indirizzate le richieste sull'attività di controllo in corso
-la Regione Veneto è responsabile sullo stato della nuova ridelimitazione
Pertanto avete capito bene: pretendere di avere risposte certe sull'attività e sui controlli esercitati nei confronti della cava-miniera sembra essere una pia illusione!
A chi dobbiamo rivolgerci per vedere garantiti i nostri diritti di cittadini di questa valle??
Gli amministratori pubblici democraticamente eletti per rappresentarci e garantirci appaioni essere i meno indicati per dare risposte!!
Nel frattempo l'attività di cava miniera è stata ritenuta compatibile ed autorizzabile per altri 40 anni.

lettera Prefetto risposte CM Brenta 11-3-2009

giovedì 2 aprile 2009

«Non siamo in grado di approvare il bilancio»

COMUNITÀ MONTANA DEL BRENTA L’allarme del presidente Peruzzo che chiede l’intervento alla Regione.
«Per il momento siamo riusciti a garantire ogni attività e servizio come lo scorso anno».
Il presidente della Comunità montana, Pierluigi Peruzzo, non ritiene appropriata l'immagine di un ente «ingessato», nonostante lo tsunami che ha investito Palazzo Guarnieri, privandolo dei finanziamenti necessari non solo alla programmazione, ma alla sua stessa sopravvivenza. Con l'applicazione della legge finanziaria, le Comunità montane venete sono passate da 19 a 11 e quella del Brenta è stata confermata, seppure privata di Bassano, ma con una riduzione del fondo ordinario statale di 33,4 milioni di euro per il 2008 e di 66,8 per l'anno 2009. In questa situazione l'ente non sarà in grado di approvare il bilancio 2009, incontrando difficoltà insormontabili anche per far fronte alle spese consolidate e per far funzionare il Palazzo. «I presidenti delle Comunità rimaste in attività si sono incontrati più volte, - spiega Peruzzo - minacciando anche di portare le chiavi degli enti in Regione, se questa non interverrà per disciplinare la materia di sua competenza, provvedendo a stanziare i fondi necessari a mantenerle in vita e alla programmazione delle attività che ne rafforzino il ruolo nel territorio montano». In tale senso «il vice presidente della Regione, Franco Manzato - prosegue il presidente - ha dichiarato di voler riconsiderare le Comunità in una nuova funzione del governo del territorio di montagna. Lo stesso incontro programmato con i sindaci, era stato rinviato in attesa di avere tutti gli elementi per valutare un rafforzamento dell'ente». Di sicuro però, secondo Peruzzo, in attesa degli eventi, l'ente non è «ingessato». «In questo periodo sono continuate - ribadisce - le consuete attività relative alla gestione associata di servizi e funzioni comunali, per la quale la nostra Comunità è all'avanguardia nel Veneto.Anche nel campo delle iniziative anticipo che, il 18 aprile, inaugureremo il circuito attorno al lago di Mignano, sul sentiero del Brenta, che parte da Bassano e arriva a Valstagna e che, con un progetto ambizioso, la Comunità sta attrezzando a fini ciclo-pedonali. Nel 2008 sono proseguiti gli interventi sul territorio a quote più elevate ed anche in campo culturale, Palazzo Guarnieri ospita da alcuni mesi una importante mostra sulla realizzazione della linea ferroviaria Bassano-Primolano e, nei prossimi giorni, sarà inaugurata una mostra sulle medaglie ed attestati della Grande Guerra, che va ad arricchire temporaneamente il museo del recuperante da poco realizzato. Non siamo, quindi, in una situazione di "stallo", anche se le Comunità montane, in particolare quelle venete, stanno attraversando un periodo di difficoltà economiche, che confidiamo possano essere superate quanto prima".

Roberto Lazzarato

mercoledì 1 aprile 2009

“PORGIAMO SCUSE AL SINDACO NEGRELLO E AL COMUNE DI VALSTAGNA

In un link collegato al sito del Gruppo Salvaguardia Valbrenta sono stati pubblicati alcuni commenti fortemente lesivi e diffamanti diretti alla persona del Sindaco di Valstagna e collegati ad un sondaggio sul progetto di messa in sicurezza della località “Lora Bassa”.L’operato del sindaco è pesantemente criticato e a lui viene imputata la distruzione del territorio e l’adozione di una “copertura” delle malefatte attraverso la certificazione EMAS.Nel ricordare che le offese dirette al sindaco colpiscono anche la Giunta ed il Consiglio comunale, che ne hanno condiviso le scelte, e che la certificazione EMAS è rilasciata da un Comitato di provata serietà e competenza riconosciuto dall’Unione Europea, corre l’obbligo al Gruppo Salvaguardia Valbrenta di dissociarsi da quanto scritto nel link citato, ritenendolo assolutamente inopportuno e fuorviante, e di criticare altresì la scelta meschina dell’anonimato che non favorisce un sano e corretto confronto dialettico tra le parti.E’ quindi doveroso da parte di questo Gruppo porgere le più sentite scuse al Sindaco Aldo Negrello, ai Consiglieri Comunali, agli assessori ed al responsabile dell’ufficio Tecnico Comunale, geom. Dionisio Bertoncello, responsabile delle procedure EMAS”.


martedì 31 marzo 2009

Premio H2o



Sabato 28 marzo, alle ore 15, presso la sede del CERCA di Campolongo sul Brenta, è avvenuta la premiazione del Progetto "H2O in Valbrenta". La giuria, formata da rappresentanti GSV, GGG, Valbrenta Solidale e Inveneto, ha conferito il primo premio alla classe 5a elementare di San Nazario con il seguente commento riassuntivo:

Il lavoro risulta essere articolato e complesso, segno di un profonda analisi del tema.
Viene messo in evidenza non solo il valore essenziale e visibile dell’acqua, ma anche la sua incidenza nella convivenza civile, sociale, culturale.Ottima rappresentazione con diversi elaborati, quali: disegni, testi, manifesti e plastici.

domenica 22 marzo 2009

Bilancio senza azzardi.«Il momento è difficile».

Il sindaco: «Si è lavorato con equilibrio e oculatezza» È polemica con il “Gruppo salvaguardia Valbrenta”
Renato Pontarollo

Il Consiglio comunale svoltosi a Valstagna il 16 marzo, ultimo atto del mandato amministrativo che si conclude a giugno, si è risolto in una seduta consiliare piuttosto dimessa, nonostante i rilevanti argomenti posti all'ordine del giorno: dalla determinazione dell'aliquota Ici e addizionale comunale Irpef 2009 all'approvazione del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2009 e del bilancio pluriennale 2009/11; due interrogazioni del gruppo consiliare "Impegno per Valstagna" e due comunicazioni del sindaco.È stata confermata per il 2009 l'aliquota dell'imposta comunale sugli immobili (Ici) e sull'addizionale comunale all'Irpef; quindi è stato presentato dall'assessore Bruno Roi Moro il bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2009 ed il bilancio pluriennale del triennio 2009/11, ordinaria amministrazione ed alcun impegno preciso di spesa. «L'attuale situazione economica è difficile - ha detto il sindaco Aldo Negrello - ma abbiamo lavorato in maniera equilibrata e oculata». È seguita la relazione, sintetica, dell'assessore Bruno Roi Moro, che ha messo in evidenza le opere pubbliche e gli interventi possibili solo se disponibili i contributi: allargamento della sede stradale della comunale "Valgadena", dallo svincolo di Costa a località Cavalli (620 mila euro); malga Melago (130 mila euro), casa di riposo (350 mila), aree di parcheggio, arredo urbano; mentre le spese per istruzione, assistenza scolastica, biblioteca e musei, sport, viabilità e servizi connessi sono state ridotte al minimo indispensabile.Sul bilancio si è astenuto il consigliere di minoranza Sergio Signori, criticando per l'ennesima volta l'addizionale Irpef che alle casse comunali dà un gettito di 55 mila euro. «Una tassa iniqua - ha ribadito Signori - perché è un prelievo sulla busta paga dei lavoratori dipendenti e dei pensionati». Quindi ha aggiunto una netta contrarietà sul contributo a privati, di complessivi 58 mila euro, per la ristrutturazione di fabbricati. Sul bilancio si è astenuto anche il gruppo consiliare "Impegno per Valstagna". «I conti non sono di nostro gradimento - ha detto Gianfranco Cavallin - Si continua a parlare di abbellimento del territorio, di arredo urbano, ma non si vedono i difetti di molti interventi. Inoltre non si stanzia nulla per il restauro della chiesa».Il Consiglio ha quindi approvato le nuove convenzioni per la gestione della "Rete museale Alto Vicentino" per i prossimi 5 anni, e per la gestione del "Museo di speleologia e carsismo A. Parolini" di Oliero per ulteriori 15 anni. Sono seguite due interrogazioni del gruppo consiliare "Impegno per Valstagna": la prima sui costi della legna ceduta agli abitanti del Comune con il beneficio dell'uso civico, ma "in sostanza con un aggravio di costi rispetto a quanti acquistano la legna sul libero mercato"; l'altra riguardava uno scarico diretto nel Brenta, presso le scuole medie del capoluogo, di acque di origine fognaria e meteoriche. Sul prezzo della legna il Comune non specula sull'uso civico, ha precisato il sindaco, anzi cerca di calmierare i prezzi, mentre sugli scarichi nel fiume si è trattato di un problema contingente che sarà risolto la prossima estate.Il Consiglio ha infine approvato l'ordine del giorno proposto dalla giunta a sostegno di una compartecipazione del 20 per cento al gettito Irpef a favore dei comuni delle Regioni a statuto ordinario.Sulla vertenza con la So.ve.Ca. Spa, con la quale è in atto un contenzioso che riguarda la concessione di materiale marmifero "Busa del Termine", il Comune è in attesa della sentenza definitiva (vanta un credito di oltre 900 mila euro) e confida nella ricomposizione ambientale del territorio disastrato.
A conclusione del Consiglio il sindaco Negrello ha informato l'assemblea che l'Amministrazione comunale, per tutelare la dignità del Consiglio e dell'Amministrazione, intende diffidare il Gruppo salvaguardia Valbrenta, il responsabile del sito ed i soggetti collegati che hanno diffuso un sondaggio sulla messa in sicurezza di Lora Bassa, esprimendo pesanti commenti nei confronti del Comune, dell'Ufficio tecnico e dell'operato del sindaco, imputato di distruzione del territorio.

mercoledì 18 marzo 2009

CON LA BELLA STAGIONE RITORNA LA VOGLIA DI TRASCORRERE QUALCHE ORA ALL'ARIA APERTA

Tante opportunità per il tempo libero in Valbrenta
PAESAGGI INCANTEVOLI E TANTISSIMI SENTIERI DA PERCORRERE A PIEDI O IN MOUNTAIN BIKE

Con l’arrivo della bella stagione ritorna la voglia di trascorrere qualche ora all’aria aperta, praticando attività sportive o facendo una semplice passeggiata a contatto con la natura. Bisogni semplici che la frenesia della vita quotidiana rende ancora più importante soddisfare, tanto più che non è necessario per forza di cose recarsi in qualche lontana località turistica. Un polo d’attrazione in grado di offrire moltissimo, a questo riguardo, è ad esempio la Valbrenta, a pochi chilometri da Bassano del Grappa e facilmente raggiungibile da Vicenza. Il paesaggio in lontananza è dominato dal massiccio del Grappa e l'altipiano di Asiago, mentre attorno alle acque del Brenta si è sviluppata una ricca fauna e vegetazione, incastonata in mille anse del fiume, ognuna in grado di offrire al visitatore un’immagine suggestiva. Anche i centri abitati della zona accolgono i passanti con un’atmosfera particolare, sospesa tra le tradizioni della montagna e un presente fatto di intense attività produttive, ma sviluppatesi nel corso degli anni in armonia con il territorio: è il caso di Pove, Campese, Campolongo, Solagna, San Nazario, Oliero, Valstagna, Carpanè, Cismon, Primolano, paesi ricchi di tradizioni e di piccoli tesori nascosti.Tra i tanti percorsi proposti dalla Valbrenta, per chi ama le passeggiate è consigliato il sentiero lungo la sponda sinistra Brenta dal Ponte Vecchio (o Ponte degli Alpini) a Solagna, che può essere percorso anche in mountain bike a condizione di essere preparati ad affrontare un percorso piuttosto variegato, con alcuni tratti in salita e altri piuttosto sconnessi. Ma questo, per gli sportivi più appassionati, costituirà solo un divertimento più…

martedì 17 marzo 2009

Strade, scuole, energia.Gli obiettivi per il 2009 a Solagna

In Consiglio il sindaco ha puntato l’accento sulla difficoltà di far quadrare i conti.
Cristina Obber
Rampa per disabili alle medie, asfaltatura di diverse vie e accordo ventennale con l’Etra per il fotovoltaico

Nell’ultimo Consiglio comunale di Solagna il sindaco Gian Andrea Bellò, oramai alla fine del suo secondo mandato, ha sottolineato la difficoltà che in questo momento incontrano le amministrazioni comunali a causa delle nuove norme emanate dal Governo che hanno creato instabilità e reso difficile ogni previsione di spesa.«Il peso del risanamento dei conti pubblici - ha spiegato il sindaco - si riversa sui Comuni che si sono visti ridurre pesantemente i contributi parte del mancato gettito dall'Ici». «In questa situazione di forte disagio - ha proseguito il primo cittadino di Solagna - l'obiettivo della previsione di bilancio è pertanto il consolidamento e la protezione dei risultati conseguiti fino ad ora, con particolare attenzione al settore educativo». Con un intervento di circa 100 mila euro (per due terzi finanziato da Stato e Regione) verrà messa in sicurezza la scuola media, ove verrà installata una rampa di accesso per disabili.Per migliorare la viabilità in via Mignano (40 mila euro da fondi comunali) si allargherà la carreggiata e si realizzerà un'area di sosta per dieci veicoli. Un mutuo di 40 mila euro andrà a coprire interventi di asfaltatura in varie zone del paese.Altri 50 mila euro sono previsti per la sola asfaltatura del tratto terminale di via Collalto, attualmente in calcestruzzo, che sfocia in località "Grotte".Su tali previsioni di spesa, il consigliere Umberto Bianchin ha espresso perplessità nella stesura delle priorità, osservando che vi sono altre zone del paese ove l'asfalto risulta ancora gravemente danneggiato. Per questi interventi il sindaco ha auspicato di ottenere ulteriori finanziamenti in corso d'opera.Un finanziamento regionale di 41 mila euro andrà a cofinanziare la ristrutturazione di un edificio in via Villanova destinato ad emergenze sociali.Nel corso del 2009 il genio civile provvederà alla messa in sicurezza di un tratto del fiume Brenta a nord dello svincolo di ingresso al paese.È stato approvato all'unanimità anche l'intendimento di affidare alla società Etra la gestione ventennale degli impianti fotovoltaici che verranno installati nella palestra e nell'adiacente edificio.Progettazione, realizzazione e manutenzione saranno a carico della stessa Etra, che sarà destinataria del finanziamento statale. Il Comune le cederà il credito del conto energia nonché il diritto di superficie per tutti i vent'anni della durata del contratto. Il Comune resterà titolare dei contatori e riconoscerà all’Etra un canone annuo di 2 mila euro più iva, a fronte di un consumo di 19 mila kwatt annui.

giovedì 5 marzo 2009

La Comunità come un pugile suonato

L’ente è disorientato perchè è stato lasciato in vita ma senza i finanziamenti per operare

Non si sa se i consiglieri di Bassano facciano o no ancora parte del consiglio

La Comunità Montana sembra come un pugile suonato all'angolo, in attesa del colpo finale che la stenderà definitivamente al tappeto. Questa è l'impressione scaturita anche nell'ultima seduta del consiglio di Palazzo Guarnieri dove, dalle ultime vicende legislative che ne hanno minato la sopravvivenza, i mesi sono passati senza che si trovasse, o si cercasse, una via d'uscita. Lasciare in vita un ente senza i finanziamenti necessari per portare avanti le iniziative per le quali tali enti sono stati istituiti non ha senso e quindi, se c'è la volontà politica di preservarle, perchè indispensabili per la tutela del territorio e del patrimonio montano, sarebbe opportuno che gli organi competenti decidessero in fretta modalità, competenze, organizzazione e finanziamenti. «Per una comune analisi in merito alla grave problematica di stallo dell'ente - ha chiesto il sindaco di Solagna, Gianandrea Bellò, al presidente Peruzzo - sarebbe opportuno convocare al più presto tutti i sindaci del territorio comunitario per valutare, alla luce delle nuove normative, i possibili reali sviluppi della stessa Comunità». In realtà, come ha dichiarato in consiglio il presidente, la situazione non è ancora chiara. La stessa posizione dei consiglieri in carica del comune di Bassano, secondo una prima interpretazione ammessi in consiglio e poi estromessi, lascia intendere che la normativa ha qualche buco nero che necessita di chiarimenti. Peruzzo, dopo aver convocato una prima volta i sindaci lo scorso dicembre, pochi giorni fa ha partecipato ad un incontro tra gli undici presidenti delle comunità rimaste e il vice presidente della Giunta Regionale, Franco Manzato, per approfondire le problematiche connesse al funzionamento degli enti, «considerata l'importante funzione svolta nel territorio montano». Manzato si è impegnato, entro breve tempo, ad assumere i conseguenti provvedimenti per garantirne la corretta funzionalità e pertanto l'incontro richiesto potrà avvenire appena la Regione avrà definito tali incombenze, potendo così «disporre di elementi concreti - ha risposto Peruzzo - per un approfondimento e concordare una condivisa prospettiva di percorso futuro». Per quanto riguarda lo stallo, il presidente ha osservato che, «malgrado le limitate risorse finanziarie a diposizione, la Comunità ha continuato a garantire la propria funzionalità attraverso le consuete iniziative e la realizzazione di interventi sul territorio».
Roberto Lazzarato

mercoledì 4 marzo 2009

Energia dal sole - Pregi e difetti del fotovoltaico

Sala polivalente gremita a Pove per la serata che aveva per tema "Energie alternative per il risparmio energetico" programmata dall'amministrazione comunale. I relatori Francesco Tagliapietra, di Vi. energia, e l'ing. Matteo Sostizzo hanno presentato i vantaggi del fotovoltaico in questo periodo di crisi a livello mondiale, sia di risorse che di costi dell'energia. Nell'introdurre i lavori Tagliapietra ha spiegato che la provincia di Vicenza è attenta alle problematiche ambientali e allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Per questo ha assunto l'iniziativa di fare un impianto di biomasse nel comune di Asiago.«Nella Carinzia - ha spiegato Tagliapietra - esistono 316 impianti di biomasse, e il 70% degli edifici pubblici è coperto. Nella nostra provincia sono installate 280 mila caldaie e il 46% ha dagli 8 ai 10 anni. Il nostro compito è quello di cercare di ridurre l'emissione di anidride carbonica e per questo da qualche anno viene fatto il controllo degli impianti». Sostizzo ha invece trattato l'argomento dei panelli solari e fotovoltaici.«Il solare è conveniente - ha spiegato - però è condizionato dalle situazioni meteorologiche. Quando c'è il sole l'acqua può raggiungere i 70 gradi. Il costo per 5 metri quadri di pannelli, necessari a una casa, si aggira sui 4 mila euro. Nel fotovoltaico, per avere un Kw si spendono dai 4 ai 7 mila euro. Chi fa un impianto si deve collegare con l'Enel che successivamente installa due contatori, uno immette e l'altro preleva corrente. L'incentivo è del 55% fino ad esaurimento fondi. Dopo 12 anni si va alla pari. La resa dopo 20 - 25 anni cala all'80%». Il tecnico comunale ha informato che a Pove non serve alcun documento per l'installazione ma solo una semplice comunicazione di ordinaria manutenzione. Un abitante ha testimoniato che dal 2007 usa i panelli fotovoltaici con i quali copre quasi del tutto il fabbisogno annuale di corrente.
Lionello Rebesco

lunedì 23 febbraio 2009

La Comunità montana e il prezzo della salvezza

VALBRENTA. Ridotti i trasferimenti da Stato e Regione: 130 mila euro in meno rispetto al 2008 solo nelle spese correnti.
Tra le novità, l’esclusione del Comune di Bassano. Il presidente ha sei mesi per la nomina dei nuovi organi.
Renato Pontarollo
Come sarà la nuova Comunità montana del Brenta? La scure del governo è caduta inesorabile su molti enti montani, cancellandoli, ma i tagli sugli stanziamenti statali e regionali, sul personale e sulla rappresentanza dei Comuni hanno riguardato anche gli Enti rimasti. Se prima i trasferimenti erano misurati col contagocce, ora, senza o con limitate risorse, il futuro delle Comunità montane, già incerto, è diventato assai problematico. I tagli riguardano in particolare le spese correnti: nel 2009 sono previsti per palazzo Guarnieri 130 mila euro in meno rispetto al 2008. I trasferimenti dallo Stato e dalla Regione, venuti meno o ridotti, rappresentano perciò l'handicap strutturale più rilevante.Il rinnovo degli organi, poi, presenta notevoli problematiche applicative: ciascun Comune non potrà indicare più di un membro e la base elettiva sarà costituita dall'assemblea di tutti i consiglieri. Il disegno di legge prevede infatti che il Consiglio delle comunità sia composto al massimo da un rappresentante per ciascun Comune, che il presidente e gli assessori vengano scelti all'interno del Consiglio e le indennità di carica sono ridotte del 30 per cento.Nel consiglio della Comunità montana del Brenta, convocato l'altra sera a palazzo Guarnieri di Carpané, il presidente Pierluigi Peruzzo ha aggiornato l'assemblea in merito al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e alla delibera della Giunta veneta.Con deliberazione del 25 novembre 2008, la Giunta regionale ha confermato le Comunità montane che avevano i requisiti di legge, per le quali gli organi restano in carica nella loro attuale composizione, intesa come presenza dei rappresentanti dei Comuni ricompresi nella Comunità montana, con esclusione di Bassano. Ai Comuni stessi sono assegnati sei mesi di tempo per la nomina dei nuovi rappresentanti, mentre gli attuali presidenti sono stati nominati commissari "ad acta" con il compito di sovrintendere alle operazioni necessarie per il passaggio al nuovo regime normativo.Peruzzo è stato piuttosto stringato e anche gli interventi seguiti hanno dato la misura dell'aria che tira sugli enti montani istituiti nel 1971, voluti in funzione dello sviluppo della montagna: a distanza di poco più di trent'anni, si recepisce quanto poco conti la montagna.Peruzzo ha ricordato come la legge finanziaria 2008 avesse confermato alle Regioni la competenza nel disporre il loro riordino mediante legge da approvarsi entro il 30 settembre 2008. Provvedimento di riordino non approvato dalla Regione Veneto, con i conseguenti effetti: la soppressione di 8 comunità sulle 19 originarie. Sono infatti scattati i tagli previsti dalla Finanziaria 2007 e nel Vicentino le comunità montana sono state dimezzate. Ha meritato alcune riflessioni da parte dei consiglieri bassanesi presenti in aula l'uscita di Bassano, in quanto supera i 40 mila abitanti. Sono intervenuti Fabio Mocellin e Mauro Beraldin, rispettivamente per la maggioranza e la minoranza consiliare, rammaricati per l'esclusione di una realtà così importante. Mocellin ha ricordato il territorio montano bassanese, da Valrovina e San Michele a Rubbio, che ha connotazioni simili se non identiche a quelle dei Comuni montani e che richiede interventi per il ripristino di edifici, per la manutenzione della viabilità, per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio.Rivendicando il ruolo importante delle Comunità montane, Beraldin ha definito sbagliate le scelte operate perché, colpendole, si sono penalizzati i più deboli, mentre il territorio montano ha bisogno di essere sostenuto. Ha auspicato un cambio di tali scelte sperando che la Regione vi destini i proventi della risorsa acqua.Il capogruppo di maggioranza, Galdino Zanchetta, ha definito la situazione difficile perché lo Stato sta di fatto scaricando sulle Regioni l'impegno dei finanziamenti. «Stiamo tentando di fare dei ragionamenti con la Regione, che tuttavia intende impegnarsi ma in prospettiva, in funzione delle prerogative regionali che le saranno assegnate. Circa la Comunità montana, occorre individuare una risorsa nella sua capacità di rendere i servizi economici e funzionali. Un segnale significativo è rappresentato dalla predisposizione e approvazione del Pati della Valbrenta». Critico il consigliere Alessandro Rossi. «Sembra che si voglia mantenere le Comunità montane facendole però morire lentamente, privandole di risorse e finanziamenti». Infine sono state date alcune indicazioni di massima per il programma annuale operativo del 2009. La Regione Veneto ha previsto gli stessi finanziamenti erogati nel 2008 a favore delle malghe, della viabilità silvo-pastorale e per finanziare mutui.

sabato 21 febbraio 2009

Blog e democrazia elettronica, un connubio in evoluzione

di Alessandro Minelli

C'è chi inizia a credere nel potenziale della democrazia elettronica e chi, invece, ancora non ne intuisce fino in fondo i punti di forza, lasciandosi sovrastare dagli evidenti punti di debolezza.
Ecco un esempio.
Un battage online aveva presentato un blog come canale preferenziale di diffusione e di recepimento feedback del proprio operato, consistente nel definire le strategie di crescita del piccolo nucleo urbano per i prossimi 30 anni.
Giustifica questa richiesta con la scarsa risposta in termini di efficacia di altri strumenti e canali comunicativi unidirezionali, quali brochure e comunicati stampa. L'e-democracy è risultata un'appetibile modalità comunicativa bidirezionale di semplice moderazione. Il blog, in più, può fornire una chiara rappresentazione di come si sia evoluta nel tempo una determinata posizione, ad esempio in tema di pianificazione del territorio, individuando in questo modo responsabilità e posizioni di tutte le parti coinvolte senza mezzi termini.
È questo l'elemento fondamentale su cui si basa l'evoluzione dell'e-democracy: la responsabilità politica vincolata alla temporalità o, esasperando il concetto, la tracciabilità delle scelte politiche in ogni fase del loro sviluppo.
La Comunità Europea preme affinché la partecipazione democratica si esprima in un sistema multicanale e continua a finanziare progetti coordinati da funzionari illuminati e avallati da politici. In genere si tratta di testare software di content management con funzionalità interattive, destinati a mettere in rete divisioni, dipartimenti o interi enti pubblici con altri omologhi per dimensione, colore politico o caratteristiche morfologiche e/o socio-economiche (avendo come obiettivo generale la crescita della comunicazione tra enti e tra questi e i cittadini).
Al sacro fuoco che anima la volontà dei funzionari non può che corrispondere un tiepido interesse del contraltare politico, con le conseguenze immaginabili.
Buona parte della classe politica attuale si troverebbe, infatti, nella necessità di studiare nuovi sistemi di motivazione della decisione politica che permettano "just-in-time" di dare un indirizzo chiaro nella sua struttura generale (rendendo trasparenti anche gli orientamenti e interessi in competizione), pur garantendo negoziabilità con il singolo cittadino su aspetti più o meno marginali.
A un recente meeting dedicato alla democrazia elettronica presso la Camera dei Deputati inglese, lo studioso Phil Noble ha dichiarato: "Siamo all'inizio dell'inizio dell'inizio. Probabilmente stiamo utilizzando solo il 20% delle possibilità del Web". Conferma alle tesi sopra esposte si ha anche dal commento di Stephen Coleman, professore di e-democracy all'Oxford Internet Institute. Secondo il docente inglese, "I messaggi monolitici non funzionano più": i politici sono stati lenti nel rispondere a una variazione nel sentire pubblico, che è ora meno deferente delle generazioni precedenti e meno incline ad assorbire messaggi passivamente.
"La rete è il solo spazio di democrazia che ci è rimasto, ma è uno spazio importante".
"L' unica forma di democrazia è lo scambio di conoscenza libero da controlli". Che può essere aggredito in molti modi. «Soprattutto con il "grano" o con la permalosità. Quando i motori di ricerca non sono più due ragazzi in un garage, ma società quotate in borsa, le puoi condizionare. Tutto si può manipolare, anche il papa.
Per fortuna ci sono i blog. Se ne aprono 12mila al giorno. Sono piazze aperte, luoghi dove non puoi raccontare balle, perché sei subito smascherato.
Conosci Wikipedia?»
No. «Male. è un' enciclopedia in 70 lingue, gratuita e fatta dalla gente. Si autocensura, si pulisce da sola. Chi ha una competenza la mette a disposizione e si sottopone al controllo di tutti. è lo stesso principio delle verifiche nella comunità scientifica. Ma aperto a chiunque».
Ragionateci.....

giovedì 19 febbraio 2009

Valstagna - Un laboratorio mobile analizza la qualità dell’aria

Il Comune ha aderito alla proposta dell'Arpav, promovendo una campagna di controllo della qualità dell'aria nel proprio territorio, con particolare riferimento alla misurazione delle polveri sottili Pm10.
Dopo aver brillantemente ottenuto la registrazione Emas, basata su un regolamento della Comunità europea, che certifica il territorio sotto il profilo ambientale, di sicurezza e gestione, ora l'amministrazione comunale ha dato il via al «Piano di monitoraggio della qualità dell'aria», con l'attivazione di un laboratorio mobile che è stato posizionato nell'area esterna dell'Istituto comprensivo della Valbrenta.
Obiettivo: la valutazione dei livelli di concentrazione di polveri fini (Pm10) e ozono, inquinanti che si stanno manifestando in modo sempre più diffuso e con concentrazioni piuttosto elevate.

Le rilevazioni sono effettuate in due momenti stagionali diversi: durante l'estate, in cui è più significativa la presenza dell'ozono, e nella stagione più fredda, in cui le Pm10 raggiungono valori più elevati. A Valstagna l'operazione della fase invernale è iniziata ieri e si protrarrà sino al 24 marzo, mentre quella estiva partirà dal 4 giugno al 14 luglio. Il laboratorio mobile, dotato di sofisticate apparecchiature elettroniche ed elettromeccaniche, posizionato all'interno del cortile scolastico, a poca distanza dalla strada provinciale Campesana-Valvecchia, è dotato anche di strumenti per il monitoraggio di ossido di carbonio, ossidi di azoto, idrogeno solforato, biossido di zolfo, benzene, toluene, xileni e idrocarburi.

Un’iniziativa interessante, sia per i fini istituzionali che si prefigge, tesi a monitorare la qualità dell'aria del comune, sia per i possibili aspetti didattici, dal momento che i tecnici dell'Arpav si sono dichiarati disponibili a coinvolgere gli studenti e gli insegnanti dell'istituto comprensivo valligiano, illustrando le finalità ambientali dell'operazione e le modalità di acquisizione dei dati e di funzionamento delle apparecchiature.

Roberto Lazzarato

mercoledì 18 febbraio 2009

Giù le mani dai parchi

Il Consiglio di Stato. Dopo la sentenza del Tar Veneto relativo alla zona di campagna fra Bassano, Rosà e Cartigliano, il Parco rurale delle rogge ha vinto il ricorso.
Ribadito il divieto di avviare cave in aree agricole protette

Il Consiglio di Stato ha dato ragione ai privati cittadini dell'associazione Parco rurale delle rogge, respingendo il ricorso in appello della ditta Rosa srl per l'avvio di un'attività di cava nella zona agricola compresa tra Rosà, Bassano e Cartigliano. «La decisione è importante - sottolineano dall'associazione - perché riafferma il divieto assoluto di attività estrattive anche nei parchi che vengono istituiti dagli enti locali a tutela del paesaggio rurale». L'associazione, presieduta dall'architetto Matteo Milani e difesa dall'avvocato Gianluigi Ceruti, si costituì nel 2005 per ricorrere al Tar del Veneto contro il Comune di Rosà. chiedendo l'annullamento del Piano ambientale appena approvato. Secondo i ricorrenti, il documento prevedeva non tanto la tutela dei valori agronomici, ambientali e storico-culturali di una delle poche aree rurali ancora integre del Bassanese ma un reticolo di nuove strade comunali e un'arteria di grande traffico, con connessa escavazione, attraverso il parco. A quella prima mossa legale fece seguito il controricorso della ditta Rosa srl, respinto sabato scorso.«Nostro obiettivo primario - sottolinea il portavoce del gruppo, Gianantonio Chiuppani - è di promuovere la collaborazione tra tutte le istituzioni e le parti coinvolte, per migliorare la qualità della vita e dell'ambiente nell'area in questione accrescerne così anche il valore agricolo». Il parco rurale comprensoriale è stato istituito nel 2002 con delibera della Giunta Regionale in un'area di circa 250 ettari: le tre Amministrazioni comunali di Rosà, Bassano e Cartigliano avrebbero avuto tempo 5 anni per elaborare di comune accordo dei piani ambientali adeguati alla salvaguardia e alla promozione dell'area. «Nella realtà - spiegano dall'associazione -, in tutto questo tempo non è mai stata convocata una conferenza dei servizi che mettesse tutte le parti in gioco intorno allo stesso tavolo e ora, dato il ritardo dell'azione, i privati proprietari di terreni inseriti nel parco potrebbero chiedere ai Comuni di appartenenza i danni derivanti dalla mancata programmazione. La speranza dell'associazione è però sempre stata quella di riuscire infine a coinvolgere tutti». Già da qualche tempo, infatti, il gruppo si è mosso per formare una partnership che potesse concorrere all'assegnazione di fondi regionali, e ad aderire sono stati numerosi, a cominciare dai Comuni della Riviera del Brenta, da Valstagna all'Alta Padovana, ma anche moltissime organizzazioni no profit e associazioni di categoria, oltre all'Etra. «Superato così, almeno virtualmente, il possibile ostacolo della mancanza di fondi - dichiara infine Chiuppani - la speranza è ora che gli amministratori degli enti locali prendano coscienza della legge regionale 40 dell'84: strumento che, se utilizzato, in questi 25 anni avrebbe limitato la distruzione». Ch.B.

martedì 17 febbraio 2009

«Cave e strada, la Valle in ginocchio»

Ai prossimi amministratori: «Rischiamo di ritrovarci un territorio lunare e inospitale»Il proliferare di cave, «messe in sicurezza» e l'incompiuta statale 47 della Valsugana stanno mettendo in ginocchio la Valle del Brenta, un Eden ambientale che tutti ci invidiano ma che si sta, poco a poco, sgretolando a causa di «scelte poco lungimiranti con interventi senza ritorno, che ne condizioneranno lo sviluppo per decenni, alterandone l'ambiente in modo irreversibile». Una sintesi preoccupante quella scaturita dall'assemblea pubblica promossa, a Palazzo Guarnieri, dal Gruppo Salvaguardia Valbrenta. Un incontro frizzante, stimolante e inquietante, al quale hanno partecipato numerosi valligiani e amministratori locali, aperto dalla relazione del presidente Roberto Sessi e coordinato da Gianni Moro. Molta la carne al fuoco, come numerosi sono i bocconi amari, emersi dal dibattito, che da troppo tempo la gente valligiana è costretta ad ingoiare. Gli intervenuti hanno palesato ancora una volta l'interesse, spesso disatteso, per le tematiche ambientali e le condizioni di vita delle genti valligiane, evidenziando la necessità di un confronto attivo sulle scelte che ipotecano il futuro della Valbrenta. Un messaggio in chiaro per gli amministratori in carica e per quanti si apprestano a sostituirli alle prossime consultazioni primaverili.
Sul tavolo in prima fila la strada statale 47, con i suoi 30.000 passaggi veicolari giornalieri, medie autostradali per un'arteria inadeguata già negli anni '70. Sull'argomento sono stati versati fiumi di parole, di promesse non mantenute, di denaro pubblico in progetti, accantonati, che non hanno sortito alcun risultato. La situazione, nonostante più volte indiziata di essere sul punto di sbloccarsi, è in realtà ancorata al punto di partenza, con il solo progetto preliminare parcheggiato da qualche parte in attesa di un finanziamento per il quale non si vedono all'orizzonte bagliori di concretizzazione.
Altra apprensione inquietante riguarda il fiume Brenta, una risorsa idrica poco tutelata dall'epoca dell'alluvione del '66: viene segnalata infatti la cementificazione degli argini; la precaria situazione degli affluenti; il pericolo dell'eccessivo prelievo; la mancata definizione del minimo deflusso vitale.
Ma la patata che più scotta, in questo periodo, al centro di buona parte delle relazionie degli interventi, riguarda le attività estrattive, «il cui impatto è sotto gli occhi di tutti ed è strettamente legato sia alla viabilità che alla risorsa idrica ed al fiume. Ciclopiche attività che rischiano di trasformare il ridente paesaggio terrazzato, tipico della Valbrenta, in un paesaggio lunare ed inospitale». È stato tirato in ballo, in primis, il nuovo progetto di ampliamento della miniera Costa Alta, di Carpanè e le «messe in sicurezza» che sono proliferate a Primolano, Cismon, Pianello di Enego, Collicello di Valstagna e, prossimamente, Lora Bassa, a ridosso del capoluogo valstagnese. In chiusura di assemblea è stata lanciata l'iniziativa per la raccolta di firme tra gli abitanti della Valle, per «proporre una moratoria delle attività estrattive e chiedere, con fermezza, un deciso e inequivocabile cambio di rotta, verso uno sviluppo sostenibile, che preservi e valorizzi le peculiarità della Valbrenta e dei suoi abitanti». Su tutti i temi dibattuti in assemblea, il Gruppo Salvaguardia Valbrenta chiederà un confronto con le forze politiche, per sottoscrivere un «documento d'intenti» chiaro ed impegnativo, che «guidi le scelte delle attuali e future amministrazioni locali, in un clima di fattiva collaborazione aperto confronto». Roberto Lazzarato

venerdì 13 febbraio 2009

Valbrenta 2020. Trovato il diario di un bambino del futuro

12 aprile 2020

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Mi ha ricordato quando anche il mio, prima di morire di quella strana tosse, ci accompagnava a scuola e ci fermavamo da Gino a fare colazione.
Sai, oggi non siamo andati in classe perchè la sirena del paese ha suonato l'allarme. Come accade ormai da un po' di anni, ogni volta che esplodono bombe nella montagna si alza un polverone, dovresti vedere, sembra di essere nel film "Desert storm". La mamma mi ha detto che il papà è stato male per colpa dei granelli, finissimi, di roccia, che si sono depositati nelle vie respiratorie e dopo un po' non ce l'ha più fatta mio papà... un po' mi manca :(Mamma piange ancora., però ci hanno regalato una casa nuova quelli della montagna. Ci hanno mandato via da Pian dei Zochi. Massa rumori là, massa pericoloso là, massa sporco là, in terassa potevo fare i castelli di sabbia e giocare con le biglie.
Stamattina invece ci raccontava Giorgio, il papà di Carletto, che è stato fermo un'ora... un'ora eh!
Perchè dovevano pulire la strada dai sassi caduti dalla montagna dopo quegli spari che ti
raccontavo prima.
Sai, con Nicola andavo sempre nel bosco dietro casa a catturare farfalle, adesso c'è solo roccia...bianca... e non si può mica più entrare la dove c'era il bosco eh! È proprietà privata 'deso, nel cartello c'è scritto "Granulati Perloglio"... non go mai capìio cosa che centra l'oglio, ma lori lo savrà dai! Eh! Forse lo ricavano frantumando le rocce...
E sai quanti camion, a che belli! Rossi, gialli, blu! Sembrano formichine che mangiano piano piano la montagna... e la mangiano sul serio eh! Ghe xe anca e ruspe! Ah le ruspe! Un giorno voglio anch'io scavare! Anche se mia mamma non vuole perchè dice che mio papà è morto perché respirava le polveri, quindi e polveri fanno male da quanto ho capito.
Bam! Bam!
Mamma mia diario, cosa è successo stavolta? Ancora bombe! Sembra di essere in guera!
Ho paura...
Abito in un brutto posto sai, anche nella nuova bella casa con la playstasion è brutto perchè ciapo sempre paura quando...
Bam! Bam!
Mamma! Ho paura...
Tranquillo Andrea, mi dice la mamma, e mi abbraccia... ma io ho ancora paura...
Buona nanna caro diario
Andrea

Risposta


Caro Andrea,
Sono la responsabile Pubbliche Relazioni della Sanificati Sassolini Perloglio e ti scrivo perché ho letto la tua lettera al diario (non dovresti lasciarlo in giro!) e mi dispiace che ti sei fatto un’idea fuorviante del nostro operato.
Ci dispiace molto per il tuo papà che probabilmente aveva una malattia trascurata da piccolo, comunque noi siamo sempre vicini alle famiglie dei nostri collaboratori ed è per quello che ti abbiamo regalato una casa nuova. Provvederemo quanto prima a farti avere l’ultimo modello di
PS12 perché avevamo sottovalutato che sei un ragazzino troppo avanti per quel modello obsoleto che ti abbiamo mandato.
Le montagne bianche sono utili al benessere della comunità: in questo modo abbiamo eliminato quei boschi che ormai invadevano il paese e creavano umidità e piogge, invece ora la valle è più ampia, il vento soffia più spedito, rende secco il clima ed elimina senza problemi quel po’ di polvere che provochiamo. E’ risolto anche il problema dell’inquinamento dei camion anche perché c’hanno motori euro17.
In più finalmente siamo riusciti ad acquistare anche il fiume, così gli impianti ad acqua funzioneranno appieno e le polveri se ne andranno senza danni. Non ascoltare i canoisti, che si lamentano perché vorrebbero le acque del Brenta limpide per praticare il loro sport, ma non ti dicono che non ci pagano niente di affitto per l’uso del fiume. Del resto anche i pescatori hanno delle pretese: pensa che gli abbiamo fatto un laghetto artificiale, ricco di pesce affinchè possano praticare il loro sport in tutta trranquillità e loro vorrebbero che il Brenta fosse più ossigenato per andare a pescare anche lì! Bah,… vai a fare del bene alla gente.
Comunque caro Andrea, dì alla mamma che si sbaglia a non lasciarti portare dalla voglia di guidare una ruspa, domani noi ti prenderemo volentieri con noi, abbiamo sempre bisogno di forze nuove, anche perché, sai, c’è molto ricambio, di solito le persone qui durano solo una decina d’anni…
Di solito chi si lamenta del nostro operato mira solo ad avere dei soldi da noi come risarcimento di qualche danno assolutamente inventato. Noi li lasciamo fare, basta che non esagerino troppo, altrimenti abbiamo degli ottimi metodi per farli smettere…
Pensa Andrea, anche al paesaggio. Adesso che a Valstagna hanno finito di ripulire tutta la montagna dietro alle case, che era così pericolosa!, anche noi da questa parte dobbiamo completare l’opera così finalmente anche noi avremo il Gran Canyon, proprio come quello dei film di cowboys!
Ricordati che nella valle hai una grande risorsa: pensa a quanti bimbi vengono curati con i Sali magnesiaci che vengono estratti proprio qui! Dovresti essere orgoglioso della ricchezza prodotta da questo posto!

OrLanda Desolata
Responsabile PR
Sanificati Sassolini Perloglio

domenica 8 febbraio 2009

RICICLO al 99%.....a pochi kilometri da casa nostra

IU, CHEN !

venerdì 6 febbraio 2009

Giù le mani dalla Valle

GdiVI R.Pontarollo
Miniera di Carpanè e messa in sicurezza di “Lora Bassa”. Dito puntato di Salvaguardia Valbrenta.
"E la ss47 resta ancora al palo» A palazzo Guarnieri di Carpanè, dov’è allestita parte della mostra fotografica “Il verde e l'acqua”, il Gruppo Salvaguardia Valbrenta ha tenuto l'assemblea generale dei soci, presieduta da Gianni Moro, e aperta a tutta la popolazione. Sulle principali attività svolte nel corso del 2008 ha tenuto la relazione il presidente del sodalizio, Roberto Sessi; quindi l'assemblea ha approvato all'unanimità alcune modifiche statutarie, funzionali alla registrazione come onlus, ed il bilancio consuntivo; inoltre ha ratificato la nuova composizione del direttivo, rappresentativo di tutti i Comuni della Valle, ridotto da 12 a 10 componenti; quindi ha informato l'assemblea sulle principali problematiche affrontate: la Ss 47, la cava miniera di Carpanè, messe in sicurezza e cave, il fiume Brenta e il dissesto idrogeologico. Infine è stato aperto il dibattito e individuato il programma.Sulla Ss 47 Roberto Sessi ha ricordato gli incontri per concertare con altri gruppi della Valle le osservazioni e le richieste unitarie presentate alle pubbliche amministrazioni in occasione della visita dell'allora ministro Di Pietro, mentre è rimasta inascoltata la richiesta alla Comunità montana del Brenta di istituire un tavolo di concertazione permanente tra Amministrazioni e gruppi locali sulle problematiche legate al completamento della statale. «Sulla cava-miniera di Carpané - ha detto Sessi - non abbiamo mai saputo gli esiti del lavoro della commissione di controllo sull'attuazione delle prescrizioni imposte all'attività di cava, e inoltre, se e come detta commissione abbia esercitato il controllo. Tanto che - ha aggiunto - abbiamo presentato al Prefetto di Vicenza un esposto denuncia per l'impossibilità di verificare il compito della commissione di controll! o». Sul Piano di assetto territoriale intercomunale della Valbrenta sono state presentate dodici osservazioni in collaborazione con altri gruppi ed è stato tenuto un convegno sul tema acqua-cave-rifiuti con approfondimenti sui nuovi strumenti normativi e di controllo.«Sul progetto di messa in sicurezza di “Lora Bassa”, a Valstagna, il Gsv - ha spiegato Sessi - ha fatto opera di informazione e coinvolgimento sull'ennesima “attività estrattiva” calata dall'alto e non sufficientemente motivata e partecipata». Infine con “Valbrenta solidale” e altre associazioni di volontariato locale, il Gsv ha partecipato al progetto “2° tempo” per diffondere la cultura e la sensibilità ambientale nelle scuole medie del territorio, mentre in collaborazione con Enel e Coop ha promosso il progetto sul risparmio energetico coinvolgendo gli studenti della Valbrenta.Sulla situazione attuale della Ss 47, ha relazionato Fabrizio Bassani che ha ricordato la recente approvazione del progetto preliminare per 600 milioni di euro da parte dell'Anas romana, disponibile a finanziare il 57 per cento dell'opera, mentre per il restante anche la Regione Veneto sembra interessata al completamento dell'opera. «Ma siamo fermi al progetto preliminare - ha sottolineato Bassani - e, mancando il progetto definitivo con le analisi di agnostiche e quello esecutivo, non ci sono all'orizzonte concrete prospettive e la popolazione è stanca perché rimangono irrisolti due gravi problemi: la qualità della vita e i centri abitati soffocati dal traffico».Sulla cava-miniera di Carpanè, messe in sicurezza e attività di cava è intervenuto Roberto Sessi, sottolineando l'impegno del Gsv nel monitorare la situazione e sollecitando incontri con le pubbliche amministrazioni. «Di fronte a questa aggressione massiccia sul territorio e con le messe in sicurezza che sono vere e proprie attività di cava a me sembra non sia stato tenuto! in alcun! conto il “bene comune” del nostro territorio. A me sembra che nessuna prescrizione sia stata attuata sulla cava-miniera di Costa Alta. Non esprimiamo alcun giudizio di merito all'attività di cava, guardiamo solo gli atti. In un recente incontro informale il sindaco di Valstagna, Aldo Negrello, ci ha espresso la sua pressante e angosciata preoccupazione sulla richiesta di attività per un periodo di ulteriori 40 anni».Sul progetto di messa in sicurezza di “Lora Bassa”, a Valstagna, ha relazionato Giovanni Scremin. L'intervento interessa una fascia di conoide detritica sovrastante il centro abitato del capoluogo per una lunghezza di 680 metri circa e prevede l'attività di almeno 5 anni. Sul trasporto del materiale scavato attraverso nastro trasportatore dalla zona di scavo all'area prevista per il carico in destra Brenta il consiglio comunale di San Nazario ha espresso all'unanimità la sua contrarietà a che tale operazione abbia ad interessare il territorio di San Nazario. Sul Brenta, infine, è stato sostenuto che la risorsa acqua va ripensata, considerando le criticità idrauliche, perché la forma e la morfologia del fiume sono state profondamente cambiate a causa di incontrollati interventi antropici; il rischio idrogeologico è aumentato con colmi di piena più elevati e il deficit idrico è diventato cronico.

Valdastico, Roma prema su Trento

INTERROGAZIONE.
Santini (PdL) all’attacco.
Il completamento dell’autostrada Valdastico, con la realizzazione della galleria di 14 chilometri tra la zona di Vicenza e la valle dell’Adige in Trentino, è al centro di una interrogazione presentata dal senatore Giacomo Santini (Pdl) ai ministri Altero (Infrastrutture e Trasporti), Claudio Scajola (Sviluppo Economico), Maurizio Sacconi (Lavoro, Salute e Politiche Sociali), Raffaele Fitto (Rapporti con le Regioni) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente, Territorio e Mare).Santini chiede se il Governo «non ritenga di dover intervenire in supplenza delle carenze amministrative della Provincia Autonoma di Trento nella prospettiva di un interesse comune anche delle popolazioni del Veneto, con una legge obiettivo capace di dare priorità a un progetto di vitale importanza» e se «non ritenga indilazionabile l’esercizio di un ruolo di regia da parte del Governo verso le due Regioni interessate per raggiungere un accordo politico ed economico per la realizzazione dell’infrastruttura».Santini ricorda come oggi la statale della Valsugana (l’unica alternativa) si sia trasformata in una camera a gas per il passaggio di 35-40mila veicoli di cui 7.000 pesanti.

mercoledì 4 febbraio 2009

Nuovi lavori di primavera 2009

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La Giunta Provinciale ha approvato lo scorso 15 luglio 2008 il progetto per il terzo e ultimo stralcio della sistemazione e dell'allargamento della strada provinciale 73 Campesana-Valvecchia, nei Comuni di Bassano del Grappa, Campolongo sul Brenta e Valstagna.
Per un importo pari a 860mila euro, verranno effettuate due tipi di interventi:
- posa in opera di barriere di sicurezza nelle zone in cui si rendono indispensabili, in particolare per un tratto di circa 4,5 km tra il Comune di Bassano del Grappa e il Comune di Campolongo sul Brenta
- allargamento di un tratto di circa 360 metri della strada in contrada Zannini nel Comune di Capolongo sul Brenta e allargamento di un tratto della strada in curva della lunghezza di circa 80 metri nella contrada Londa di Valstagna.
La SP Campesana-Valvecchia dal punto di vista funzionale può essere assimilata ad una strada urbana-extraurbana, ma la larghezza della carreggiata risulta in più punti inadeguata a sostenere il tipo e l'intensità del traffico , soprattutto nei punti di attraversamento dei centri urbani. Nell'intervento di adeguamento della sede stradale nel tratto in Comune di Campolongo, contrada Tannini, la sezione stradale della viabilità esistente risulta variabile fra 4,20 e 4,90 metri. L'intervento programmato allargherà la sede stradale portando la piattaforma a 8,50 metri. Nel caso in cui questo allargamento non risultasse possibile a causa della presenza di abitazioni a ridosso della sede stradale, si prevederanno idonei tratti graduali di raccordo.
"L'intervento -precisa l'Assessore Provinciale alla Viabilità Costantino Toniolo- si inserisce nel più ampio contesto di miglioramento della percorribilità di una strada provinciale trafficata, che collega la Città di Bassano del Grappa alla parte più a nord del territorio vicentino, quindi con una valenza strategica anche dal punto di vista turistico per l'attrazione rappresentata dalle nostre montagne".
Obiettivi del progetto aumentare la sicurezza e ridurre gli incidenti. La diminuzione della congestione porterà inoltre a diminuire l'inquinamento con una globale riqualificazione del territorio.
Il via ai lavori è previsto nella primavera del 2009.

lunedì 2 febbraio 2009

P.A.T.I. :Lo strumento operativo della pianificazione territoriale

di Pontarollo A.

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La pianificazione territoriale ha come scopo lo studio delle tecniche di possesso del suolo, e porta ad elaborare gli strumenti per regolare l’uso del territorio.
L’assetto del territorio deriva dall’esito dell’attività sociale, dalla somma degli interventi nello spazio e nel tempo, in pratica dall’adattamento dell’ambiente alle esigenze della civiltà.
In Italia gli strumenti della pianificazione nascono dalla L.U.N. (Legge Urbanistica Nazionale) n°1150 del 1942, che definisce l’ordinamento statale dell’urbanizzazione e della pianificazione territoriale. Essa opera su due livelli distinti e ordinati per gerarchia: la pianificazione d’area vasta territoriale, relativa a parti di territorio ampi a livello regionale o sub-regionale; la pianificazione di dettaglio, ossia relativa ai singoli agglomerati urbani o comunali. Possiamo, quindi, distinguere da una parte i Piani Territoriali di Coordinamento (sia Regionali che Provinciali), i quali stendono le linee guida della pianificazione regionale, e dall’altra i Piani Regolatori Comunali, che individuano gli interventi particolari e locali.
A questa seconda categoria appartengono i P.A.T., o Piani di Assetto Territoriale, che possono assumere la valenza Intercomunale, se attuati da piccoli Comuni che aggregano a tale scopo i loro limitati territori: è questo il caso del P.A.T.I. 2008 attuato a livello di Unione dei Comuni del Canale di Brenta. Ogni P.A.T.I. ha durata decennale, e definisce le linee dello sviluppo territoriale locale attraverso due P.I. ( Piani d’Intervento) della durata di cinque anni ciascuno.
Possiamo individuare i tre elementi costitutivi di un Piano Regolatore nella rappresentazione cartografica (il disegno), nella stesura scritta delle considerazioni in merito (la relazione) e nel corredo legislativo seguito a tale scopo (le norme).
Questo breve escursus su aspetti non sempre conosciuti dell’intervento amministrativo a livello locale, ci permette di dare spazio ad alcune considerazioni in proposito.
Innanzitutto parliamo dei principi che stanno alla base della pianificazione territoriale: primo la coerenza, sia nella spazio (disegno cartografico), sia nel tempo (attuazione delle norme); secondo la flessibilità (capacità di correggere gli errori); terzo la trasparenza (il Piano deve essere a disposizione dei cittadini); ultimo la partecipazione/concertazione con i cittadini, appunto, e le associazioni di categoria.
Inoltre bisogna tenere presente altri aspetti fondamentali come la conoscenza (dei luoghi, dell’economia, degli usi), la previsione (capire i trend di trasformazione basandosi sui dati del presente) e la proiezione ( come gli aspetti del territorio varieranno nel tempo).
Molto importante è, inoltre, la V.I.A. (Valutazione d’Impatto Ambientale) e la V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) e ciò è comprensibile a livello di conservazione ambientale, territoriale, paesaggistica; questi strumenti si inseriscono in una più ampia tutela dei valori naturali, del patrimonio culturale e del paesaggio che sono sanciti dalla L.U.N. del 1942, e che devono sempre essere alla base della pianificazione consapevole e sostenibile.
Discorso a parte meritano le invarianti, che come dice il nome stesso non sono altro che gli oggetti caratterizzati dalla permanenza e dalla costanza dei valori di proprietà: essi sono il sistema strutturale, il sistema storico-ambientale, il sistema morfologico e il sistema insediativo; questi elementi fanno parte del territorio e devono essere presi in considerazione come immutabili, per ovvi motivi di proprietà (una casa, un’azienda, una chiesa), di utilità (una strada, la ferrovia, una diga), o per motivi legati alle caratteristiche ambientali (un fiume, un lago, un monte).
La pianificazione odierna interviene maggiormente, quindi, nelle aree marginali o “vergini”, se così si può dire, in cui si crea nuovo territorio (processualità); oppure interviene nel rapporto tra i vari oggetti del territorio (interconnessione), considerando sia le varie criticità che le priorità.
Il compito che le varie Amministrazioni devono svolgere per elaborare Piani Regolatori che tengano conto di tali e importanti aspetti non è dei più semplici, sia per gli interventi (industrie, urbanizzazione, uso del suolo), sia per la durata decennale del Piano; c’è da sperare che gli attori in gioco siano in grado di considerare aspetti come la previsione e la proiezione quali linee guida nella presa di decisioni importanti; c’è ancora da sperare che la Valutazione d’Impatto Ambientale non sia modellata da interessi economici e che la salvaguardia ambientale e la sostenibilità dello sviluppo siano i pilastri della pianificazione nei Comuni della Valle del Brenta.
Il P.A.T.I. non deve assolutamente essere visto come una lottizzazione sistematica e calcolata del territorio a disposizione dei Comuni, fatta seguendo la mera valutazione economica e considerando il rapporto costi/benefici. Il Piano, al contrario, deve essere l’occasione per la valorizzazione delle peculiarità ambientali e territoriali locali, per permettere lo sviluppo sostenibile, coerente e consapevole delle comunità valligiane, inserite come sono in un tessuto provinciale e regionale tra i più sviluppati del Paese. Il senso della pianificazione è da ritrovasi, in ultima analisi, nella somma dei concetti di territorio e di paesaggio, e nella ferrea volontà di sviluppare il primo salvaguardando il secondo. Solo in questo modo questi elementi fondamentali per la nostra esistenza continueranno ad essere l’humus in cui noi cresciamo e prosperiamo consapevoli di lasciare alle generazioni che verranno un patrimonio di inestimabile valore.
Il P.A.T.I. quindi, da strumento operativo della pianificazione territoriale deve trasformarsi in strumento operativo dello sviluppo della società umana, deve operare nell’interesse della comunità nel lungo e difficile cammino dell’evoluzione culturale e territoriale. Perché le scelte fatte oggi creino un’opportunità e non un limite per le scelte di domani.

martedì 27 gennaio 2009

La Regione deve ancora esprimersi sul VIA relativo a Costa Alta e....

...gli assessori della Comunità Montana del Brenta approvano una prebenda di 500.000€

ImageChef.com
L' 8 ottobre 2007 a San Nazario, è stato presentato al pubblico lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) per la “ridelimitazione” della concessione mineraria Costa Alta ed un nuovo Progetto di coltivazione in località Carpanè per la durata di 40 anni.




Come da delibera riportata, pochi mesi dopo, invece di controllare le prescrizioni disattese dalla precedente autorizzazione regionale del 2004, che andavano attuate entro il 2006, il giorno 13 febbraio 2008 i signori Peruzzo Pierluigi (Presidente della Comunità Montana del Brenta) con voto unanime, anche dei sigg. Bonato Gilberto, Celestino Rodolfo, Cusinato Natale, Lazzarotto Franco, Pellizzon Giuseppe (assente Sasso Benito) approvano la convenzione con la società Granulati Dolomitici Peroglio srl per l'attuazione di interventi a valenza compensativa nell'ambito della futura e forse probabile nuova concessione mineraria.

25.000€ per ogni ettaro interessato dal progetto che, prevedendone 20 ettari, porta l'importo a 500.000€ in 15 rate annuali di 33.330€ dall'anno di approvazione del nuovo progetto!

clicca qui


Ma se la Regione Veneto ancor oggi, nel 2009, deve ancora esprimersi su quel progetto, avendo raccolto le osservazioni di gruppi, cittadini ed istituzioni locali, come la Comunità Montana del Brenta stessa, titolata (solo sulla carta) a tutelare e a valorizzare le qualità ambientali e le risorse presenti nel territorio montano, con una miniera a cielo aperto appunto, con che pro, lor signori si fregiano questo potere?

Avvallano, anzi approvano, una convenzione, ancor prima il progetto venga discusso in Regione Veneto?

Qualcosa non quadra.Anzi, è al contempo allarmante e disarmante.

A voi, come sempre, un giudizio in merito.

lunedì 26 gennaio 2009

Assemblea di sabato 24 gennaio 2009

Lo scorso sabato 24 gennaio, presso la saletta della Comunità Montana di Carpanè di San Nazario, si è svolta l’assemblea generale pubblica del Gruppo Salvaguardia Valbrenta.
Una numerosa e qualificata presenza di residenti ed amministratori locali ha animato l’incontro, dimostrando ancora una volta l’interesse, troppo spesso disatteso, per le tematiche ambientali e la pressante richiesta di partecipazione e confronto sulle scelte che ipotecano il futuro della Valbrenta.
La relazione del presidente, nel sottolineare lo stato di degrado del territorio e la debole quanto contraddittoria azione di coordinamento e controllo delle amministrazioni locali, ha sollecitato l’assemblea a prendere coscienza della necessità di scendere in campo, di diventare soggetti attivi e consapevoli del destino del proprio territorio.
L’unica vera risorsa della valle, il suo patrimonio più prezioso, il suo territorio, il suo ambiente e la conseguente qualità di vita che può offrire: scelte scellerate e poco lungimiranti lo stanno distruggendo con interventi senza ritorno che ne condizioneranno lo sviluppo per decenni, alterando in modo irreversibile la geografia dei luoghi.
Si è parlato della situazione della SS47 dei suoi 30.000 passaggi veicolari al giorno, medie autostradali per una via poco più larga di una carrareccia. Un arteria per la quale, nel corso degli ultimi 40 anni, si sono spesi fiumi di parole, di promesse e di denaro pubblico, senza giungere nemmeno ad una solidale e condivisa omogeneità di vedute tra i comuni interessati.
Anas, Provincia e Regione decidono (o meglio, non decidono) strategie e programmi con l’assoluta inerme presenza di un’agonizzante Comunità Montana; non una voce di doverosa e determinata rivendicazione si è alzata dagli amministratori locali, non un’iniziativa che offrisse visibilità e desse voce agli insostenibili disagi dei residenti.
L’illustrazione delle tematiche relative alla gestione della risorsa idrica ed allo stato del fiume Brenta ha evidenziato come dal ’66 non sia cambiato molto, come anzi la situazione sia peggiorata, per la mancata pulizia degli affluenti, la progressiva riduzione dell’alveo e l’incombente cementificazione degli argini; analogamente l’eccessivo prelievo idrico rischia di far morire il Brenta per il quale non è ancora stato definito il Minimo Deflusso Vitale, parametro indispensabile per mantenere i prelievi entro livelli compatibili con la vita del fiume.
Non si ha evidenza di efficaci azioni intraprese dalle amministrazioni locali per garantire, preservare e gestire in sicurezza questo inalienabile bene comune: da un lato si rischia l’alluvione, dall’altro la morte del fiume e delle attività sportive (canoa, rafting ..) che nel fiume si svolgono.
Si è poi affrontato lo scottante problema delle attività estrattive, il cui impatto è sotto gli occhi di tutti ed è strettamente legato sia alla viabilità che alla risorsa idrica ed al fiume. Questo tema ha caratterizzato buona parte delle relazioni e la maggior parte degli interventi del pubblico. Cave, miniere e messe in sicurezza stanno asportando milioni di metri cubi, lasciando un paesaggio per sempre compromesso ed un pesante disagio per i residenti. A volte con la giustificazione strumentale della messa in sicurezza e la complice assenza di controllo degli enti locali si sono radicate in valle


ciclopiche attività estrattive di pura speculazione e rapina, che rischiano di trasformare il ridente paesaggio terrazzato, tipico di questa valle, in un paesaggio lunare inospitale ed estraneo ai suoi residenti.
E’ stata denunciata la scandalosa delibera della Comunità Montana che anziché esercitare il doveroso controllo sull’attività della cava-miniera di Carpanè, ha ratificato uno specifico accordo con la stessa per incassare una cospicua “prebenda” di 500.000€ destinata alle cosiddette “attività a valenza compensativa”. La delibera è stata votata nel febbraio 2008 con progetto ancora da approvare e che tutt’ora giace, non approvato, presso la commissione regionale di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Ricordiamo che tale progetto prevede lavori per oltre 40 anni e condizionerà per sempre pesantemente la vita di tutta la valle.
I rappresentanti eletti che dovrebbero garantire e tutelare i cittadini da essi espressamente delegati, incassano un cosiddetto “contributo” da chi dovrebbero controllare ancor prima che l’organo regionale ne autorizzi l’attività.

A fine assemblea viene lanciata l’iniziativa di una raccolta firme tra gli abitanti della valle per proporre una moratoria delle attività estrattive, cave o messe in sicurezza che siano; si chiederà se il disagio sopportato, lo scempio perenne al territorio ed il decadimento progressivo della qualità della vita possano essere consapevolmente accettate, o se forse non sia giunto il momento di pretendere un deciso ed inequivocabile cambio di rotta, verso uno sviluppo sostenibile che preservi e valorizzi le peculiarità di questa valle e dei suoi abitanti.
Su questi temi chiederemo poi un confronto con le forze politiche per sottoscrivere un “documento d’intenti” chiaro ed impegnativo che guidi le scelte delle attuali e future amministrazioni locali (le elezioni sono alle porte), in un clima di fattiva collaborazione ed aperto confronto.

giovedì 22 gennaio 2009

Assemblea Generale aperta a tutta la popolazione

Sabato 24 gennaio 2009
alle ore 16,00
presso la sala della
COMUNITA’ MONTANA del BRENTA
a Carpanè di San Nazario

L’ordine del giorno è il seguente:

Ø relazione del presidente sulle attività svolte
Ø modifiche statutarie e bilancio consuntivo
Ø approvazione e ratifica nuova composizione Direttivo
Ø informazioni all’assemblea sulle principali problematiche affrontate nel corso dello scorso anno:
· SS 47: possibili evoluzioni, eventuali iniziative
· cava-miniera, messe in sicurezza e cave (LoraBassa, CostaAlta, Valgrande …)
· fiume e dissesto idrogeologico
· varie ed eventuali
· dibattito e programmi futuri

martedì 13 gennaio 2009

Operazioni di facciata





Galan: «Valdastico nord...

L’opera si metta in gara».
Il tira e molla iniziato con la Dal Lago, ora continua con Schneck (attuale presidente provincia di Vicenza) : «Sulla Valdastico sud siete lenti». Giancarlo Galan, presidente della Regione si rivolge «al presidente della Provincia più amato dai veneti («Ti avrei votato anch’io») e lo trafigge quando lo chiama in causa come presidente dell’Autostrada Brescia-Padova».
«Ti darò un dispiacere, ma penso che metteremo la Valdastico nord in legge obiettivo. Finiamola con l’ipocrisia: non è che l’opera non si realizza più se finisce la concessione. Si metta in gara e poi si vedrà».
Passate le feste......si prepara la campagna elettorale.
All'incontro promosso dalla Provincia sui temi della mobilità e dei trasporti con il commissario Ue Antonio Tajani e l’europarlamentare Lia Sartori si è accennato anche alla valsugana «il cui completamento non è lontano dalla realizzazione».
Di quale completamento si tratti non ne abbiamo la ben che minima idea, visto che abbiamo passato gli ultimi 40 anni su tesi, idee, progetti, proposte, promesse, comitati, controproposte e quant'altro passi all'umana idea.
Spruzzate di modifiche qua e là, ogni paio d'anni circa, l'ultimo con le 3 rotonde a Campese, ma il risultato finale......continuate a sognarvelo!Buon Anno

giovedì 11 dicembre 2008

Premio Fotografico - Il verde e l’acqua

…patrimoni da salvaguardare

Domenica 14 dicembre, ore 18, presso il Salone degli Affreschi della Libreria Palazzo Roberti di Bassano del Grappa si terra l’inaugurazione della mostra che vedrà esposte le migliori foto selezionate della seconda edizione del Concorso Fotografico [Salva]guarda Bassano - quest’anno dedicato al tema “Il verde e l’acqua” - Patrimoni da salvaguardare. Oltre 230 le foto pervenute. Durante la cerimonia verranno premiate le foto prime classificate e verrà presentata la pubblicazione del catalogo delle foto selezionate.
Una sezione speciale della mostra, allestita da Gruppo Salvaguardia Valbrenta, riguarderà la Valbrenta e le sue cave.
Invitiamo la cittadinanza tutta ad essere presente. Un grazie a tutti i partecipanti.
La mostra rimarrà aperta fino al 3 gennaio 2009
dal Giornale di Vicenza: “La città di verde e acqua attraverso 60 fotografie”

mercoledì 10 dicembre 2008

L'eterna promessa

STASERA SU TVA
Valsugana una strada incompleta

Nuova puntata questa sera de “Sul Ponte di Bassano” in onda a partire dalle 20,45 su TVA.
Tema della puntata l’infinita vicenda della Valsugana. Un’odissea che si trascina irrisolta da quaranta anni. Così ad ogni week end le code di auto non si contano.Saranno ospiti di Fabio Carraro, conduttore della trasmissione, il consigliere regionale della Lega Nord Roberto Ciambetti, il consigliere regionale del Pd Claudio Rizzato, il presidente della Comunità Montana del Brenta Pierluigi Peruzzo, oltre naturalmente all’opinionista Gianni Celi.

venerdì 5 dicembre 2008

E adesso come la mettiamo?

da il Gazzettino 5/12/2008
SAN NAZARIO Presa di posizione dell’intero consiglio comunale sui lavori previsti alla parete rocciosa di Lora Bassa a Valstagna
«No al trasporto di detriti a casa nostra»
«Non possiamo accollarci per cinque anni i disagi e 600 mila metri cubi di materiali scavati»
Il consiglio comunale di San Nazario, all'unanimità, respinge l'ipotesi di attraversamento del fiume dei circa 600.000 metri cubi di materiale e terreno, che saranno sbancati in località Lora Bassa, dalla parete rocciosa incombente sul centro abitato di Valstagna. Sull'argomento consiglieri di maggioranza e minoranzatutti concordi: bisogna ripensare il progetto, almeno nella parte che coinvolge il comune di San Nazario, gravemente penalizzante per la comunità sannazarese.
Il sindaco Ottorino Bombieri ha illustrato al consiglio la cronistoria del progetto di messa in sicurezza di località Lora Bassa, presentato la scorsa primavera alle due giunte congiunte in municipio a Valstagna e successivamente in una pubblica assemblea.«Un progetto - ha spiegato il sindaco - dai numeri allarmanti: due anni per le opere preliminari e tre per gli scavi; circa 600.000 metri cubi di materiale da scavare, ma soprattutto da trasportare sull'altra sponda del fiume, coinvolgendo il nostro comune. Al di là degli aspetti tecnici, siamo chiamati ad intervenire quando il nostro territorio, la salute degli abitanti, le proprietà di privati possono venire danneggiate». L'area che verrebbe interessata dal trasporto del materiale riguarda l'ex Centrale Enel di Carpanè, recentemente acquistata da una ditta danese e tutta la zona presa in considerazione dal progetto Piruea, tra il ponte sul Brenta e l'area Guarnieri, sede della Comunità Montana, con la realizzazione di nuovi uffici, negozi e abitazioni.
Una prospettiva che sta già facendo tentennare possibili investitori, per i gravi danni che l'intervento potrebbe causare. Dopo un'ampia discussione trasversale, all'unanimità è stato deciso di approvare il seguente ordine del giorno: «Lavori tanto estesi e devastanti, sia per il paesaggio, che per la vivibilità della Valle possono essere giustificati soltanto da ragioni di sicurezza gravi, improrogabili e non risolvibili in modo diverso. Caratteristiche che non paiono sussistere, dato che le autorità competenti non hanno finora assunto alcun provvedimento di sgombero di abitazione o chiusura di strade. La soluzione prospettata implica un cantiere della durata di 5 anni, salvo complicazioni geologiche ora non pronosticabili. Si prevedono lo sbancamento di circa 600.000 metri cubi di ghiaia e terreno, la costruzione di un nastro trasportatore sopra la strada provinciale e sopra il fiume, ad una quota di alcune decine di metri, l'impiego e la circolazione di circa 50 mila autocarri sulla già intasata statale 47, l'utilizzo della nuova bretella stradale che conduce all'ex centrale di Carpanè, rendendone praticamente impossibile il riutilizzo da parte dei proprietari stranieri cui è stata recentemente ceduta.
Le conseguenze per la nostra comunità sarebbero assai pesanti, ma nessun coinvolgimento formale del comune di San Nazario è stato richiesto finora. Il consiglio comunale di San Nazario dà mandato al sindaco affinché chieda all'amministrazione di Valstagna di ripensare il progetto, o almeno la parte che coinvolgeil comune di San Nazario, tenendo conto degli interessi e delle aspettative della nostra comunità»
.
Alea iacta est. Come il Rubicone, ai tempi di Cesare, anche il Brenta potrebbe diventare confine invalicabile: per i detriti della Lora Bassa.
Roberto Lazzarato

domenica 30 novembre 2008

Ci mancava solo dover credere in babbo Natale per la ss47...

da il Gazzettino 29/11/2008

Un'inaspettata strenna natalizia per gli abitanti della Valbrenta e del Bassanese, per quanto riguarda il sempre annunciato e mai realizzato completamento della superstrada della Valsugana?
Così sembrerebbe, scorrendo una notizia Ansa di ieri. Ma, meglio andare cauti con gli entusiasmi, perchè a leggere tra le righe, la strenna presenta diversi aspetti tuttora da chiarire, anche se nessuno nega che il passo compiuto non possa essere seguito da altri per raggiungere l'obiettivo da tutti auspicato.
Il consiglio di amministrazione dell'Anas, presieduto da Pietro Ciucci ha approvato il progetto preliminare della variante alla «Strada statale 47 della Valsugana», nel tratto compreso tra la zona industriale di Campese e Pian dei Zocchi, in comune di S. Nazario, per un impegno complessivo di circa 600 milioni di euro.
«L'Anas ha mantenuto l'impegno preso la scorsa settimana, in occasione dell'inaugurazione della variante di Portogruaro - ha affermato il presidente Ciucci - L'approvazione di questo ulteriore progetto nella Regione Veneto, conferma l'impegno costante dell'Anas verso questo territorio».
Il tracciato, con una sezione a doppia carreggiata, ha un'estensione complessiva di circa 13 km e si sviluppa con la successione di due gallerie: quella di San Nazario, di circa 5,1 km. e quella di Solagna, di circa 5,3 km.
Il completamento dell'opera consentirebbe di potenziare il collegamento tra il Veneto centro-settentrionale ed il Brennero, oggi costituito dalla statale della Valsugana, lungo la quale si sono sviluppati importanti distretti produttivi. L'intervento è inserito nel Piano degli Investimenti Anas, fra le opere infrastrutturali di nuova realizzazione. Al finanziamento - secondo l'Ansa - concorrerà l'Anas con una quota pari al 57%, mentre la parte restante sarà suddivisa in parti uguali tra Regione Veneto e Provincia di Vicenza.
Proprio questo è uno dei nodi del problema, perchè di fatto si ritorna al fatidico incontro con l'allora ministro Di Pietro, quando aveva annunciato il finanziamento di metà dell'opera, ma non c'era la controparte per finanziare l'altra metà.
«La variante alla ss 47 - ha concluso Ciucci - è un nodo strategico viario del Veneto, alla cui realizzazione stiamo lavorando insieme agli enti locali per individuare uno o più stralci funzionali successivi, procedendo senza indugio verso il completamento della fase progettuale e la realizzazione dell'opera».
Il progetto approvato tiene infatti conto degli accordi intercorsi con gli enti locali interessati ed è predisposto - sempre secondo l'Ansa - per essere realizzato per lotti funzionali longitudinali, il primo dei quali potrebbe prevedere la costruzione, per tutta l'estensione, di una carreggiata, in grado di entrare in esercizio con una corsia per ogni senso di marcia, qualora fosse necessario rinviare a tempi successivi la costruzione della seconda carreggiata.
Roberto Lazzarato

Scettici i sindaci Bellò e Bombieri non si sbilanciano
Nessuno in Valbrenta ha fatto salti di gioia alla notizia diffusa dall'Ansa. Certo, tutti felici e contenti, ma con moderazione, come si addice a chi è reduce da quarant'anni di promesse seguite da cocenti delusioni. In pratica è stato dato corso operativo a quanto da diversi mesi sta chiedendo l'assessore provinciale alla viabilità, Costantino Toniolo, dopo che l'Anas aveva girato l'incombenza alla Provincia, «che le fasi di progettazione dell'opera, come ribadito dal direttore generale del Ministero delle Infrastutture e dei Trasporti, dovevano ritenersi a carico dell'Anas». Con l'approvazione del progetto preliminare, «ora l'Anas potrà saldare il debito con la Provincia (che ha anticipato per il progetto precedente, circa 1.682.000 euro) - ha ricordato il presidente della Comunità Montana Pierluigi Peruzzo - e prendere in mano concretamente, si spera, la situazione».
«Visti i precedenti, non mi sbilancio - afferma il sindaco di Solagna, Gianandrea Bellò. - L'anticipazione presuppone l'intervento di Regione e Provincia, quindi per realizzare quanto auspicato, bisognerebbe sentire la loro disponibilità». Sulla stessa lunghezza d'onda il collega di San Nazario, Ottorino Bombieri. «Promesse ne sono state fatte anche troppe. Quindi finchè non vedrò una ruspa in azione sul cantiere della variante sono scettico. Sarei stato più contento se qualche parlamentare avesse alzato la mano durante l'approvazione della finanziaria per chiedere d'inserire dei finanziamenti per l'opera, ma questo non si è verificato».
In vista delle nuove campagne elettorali, questo potrebbe essere un bel biglietto da visita...
da il Giornale di VI Silvano Ferraro
VIABILITÀ. Il consiglio di amministrazione dell’ente ha approvato il progetto per l’attesa Variante della statale 47 Valsugana, c’è la svolta Dall’Anas via al progetto
Sono previsti due tratti in galleria per una lunghezza di 13 chilometri e una spesa di 600 milioni

Buone notizie da Roma per la viabilità del Bassanese. Il consiglio di amministrazione dell’Anas ha infatti approvato il progetto preliminare della Variante alla strada statale 47 della Valsugana, nel tratto compreso tra la zona industriale di Campese e Pian dei Zocchi in Comune di S. Nazario. L’impegno di spesa per portare a compimento l’importante e attesa opera pubblica e di circa 600 milioni di euro. Per il Bassanese e per la Valbrenta, dopo anni di chiacchiere e di promesse, si tratta di una notizia di portata storica, attesa però ora alla prova dei fatti. «Manteniamo l’impegno preso la scorsa settimana in occasione dell’inaugurazione della variante di Portogruaro – ha affermato il presidente dell’Anas Pietro Ciucci – L’approvazione di questo ulteriore progetto in Veneto conferma il nostro costante impegno nei confronti di tale territorio». Il progetto ricalca quello presentato nel vertice che si è tenuto nel febbraio scorso a Carpanè con l’allora ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro e i vertici dell’Anas. Il collegamento stradale è progettato con una sezione a doppia carreggiata. Il tracciato è lungo circa 13 chilometri e si sviluppa in due gallerie: la "San Nazario" di circa 5,1 km e la "Solagna" di circa 5,3 km. Il completamento della Valsugana, lungo la quale negli ultimi anni si sono sviluppati importanti distretti produttivi, rappresenta per il Veneto un punto nodale dei collegamenti con il Brennero e l’Europa. L’intervento è inserito nel Piano degli investimenti dell’Anas e al suo finanziamento concorreranno l’ente stesso con una quota pari al 57% e, per la parte restante, in parti uguali la Regione Veneto e la Provincia di Vicenza. «La variante della Valsugana - conclude Pietro Ciucci - è un nodo strategico viario del Veneto, alla cui realizzazione stiamo lavorando insieme agli enti locali per individuare uno o più stralci funzionali successivi, procedendo senza indugio verso il completamento della fase progettuale e la realizzazione dell’opera». Il progetto approvato tiene infatti conto degli accordi intercorsi con gli enti locali interessati ed è predisposto per essere realizzato per lotti funzionali, il primo dei quali dovrebbe prevedere la costruzione di una sola carreggiata a doppio senso di marcia, in attesa della futura realizzazione della seconda corsia. Già così, comunque, troverebbe soluzione gran parte dei problemi che da sempre affliggono la viabilità in Valbrenta. Code, incidenti e morti fanno parte della storia stessa dei questa strada, una delle “eterne incompiute” della viabilità italiana.

venerdì 21 novembre 2008

Quando si tratta di coerenza.....

venerdì 21 novembre 2008 cronaca pag. 18 GdV

Galan: sì alla Valsugana e no alla Valdastico nord


Per la viabilità verso nord Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto, punta tutto sulla Valsugana, e boccia quindi ancora i piani dell’Autostrada Serenissima. Lo ha confermato ieri a Venezia durante la firma della convenzione tra Anas e Concessioni autostradali venete (Cav) per la gestione del Passante di Mestre. «La priorità della Regione Veneto - ha detto Galan - è la Valsugana, mentre la Valdastico nord in questo momento non è tra i nostri progetti».
I commenti aggiungeteli voi!

giovedì 23 ottobre 2008

GALAN APPROVA IL PIANO CAVE E I CAVATORI BRINDANO !

VENETO: OK DA GIUNTA GALAN A PIANO CAVE, SODDISFATTI IMPRENDITORI(ASCA) - e ci mancherebbe fosse il contrario! ci và a braccetto coi cavatori!!!
Venezia, 21 ott - E' stata approvata oggi dalla Giunta del Veneto la proposta di Piano Regionale per le Attivita' di Cava (P.R.A.C.) che verra'oratrasmessa al Consiglio per l'approvazione definitiva. ''Non posso che esprimere il mio apprezzamento per la decisione della Giunta di prendere finalmente atto dell'importanza che questo strumento di pianificazione del settore potra' assumere per il nostro territorio e per le imprese venete'', commenta Amedeo Zanardo, Presidente del Raggruppamento regionale delle Attivita' Estrattive di Confindustria Veneto.''Il Piano rappresenta una prima importante tappa per attuare un processo,da sempre difficile e complesso, di razionalizzazione del mercato. Da tempo Confindustria Veneto - prosegue Zanardo - ne ha sollecitato l'approvazione, ribadendo l'esigenza di realizzare un giusto equilibrio tra le imprescindibili esigenze di una gestione del territorio ambientalmente compatibile e quelle altrettanto importanti della realta' produttiva della nostra Regione. Mi auguro -prosegue Zanardo- che il Consiglio Regionale, tenendo conto delle istanze delle Parti sociali coinvolte, giunga rapidamente all'approvazione definitiva del Piano per consentire a tutti noi operatori del settore di poter razionalmente programmare e gestire nel massimo rispetto dell'ambiente le nostre attivita'''.fdm/cam/rob(Asca)
La Tribuna di Treviso - Il Mattino di Padova - La Nuova Venezia
MERCOLEDÌ 22 OTTOBRE 2008 › REGIONE Pagina 9 -
Il Prac definisce gli ambiti territoriali estrattivi. Sarebbe prevista una riduzione del 40% rispetto ai 17 milioni di metri cubi autorizzati nel 2003
Approvato in Regione il piano cave Chisso: abbiamo disciplinato l’attività, non sarà più possibile scavare ovunque
Unanimità della giunta
Ma ora dovrà passare in Consiglio regionale
VENEZIA. Se ne parla dagli anni ottanta senza che accada nulla. La Regione, nata nel 1970, non è mai riuscita a darsi un piano cave. La materia è così scottante che negli anni novanta è bastato che un cavatore dimenticasse l’agenda con su scritto il nome di un assessore regionale, perché quest’ultimo fosse arrestato. Si chiamava Giampietro Favaro, si fece 15 giorni di carcere per niente. Per niente glielo dissero 5 anni dopo, nel 1997, i giudici di Treviso. Ieri la giunta regionale ha finalmente approvato il primo piano cave nella storia del Veneto. «Votato all’unanimità», dice l’assessore Renato Chisso. Ma è presto per i complimenti.Bisogna sapere che il piano approvato ieri dalla terza giunta Galan è quello adottato nel 2003 dalla seconda giunta Galan, obbligata da un’ordinanza del Tar (disattesa) e dal successivo commissariamento. La fine della legislatura interruppe l’iter. Da allora, di riffe o di raffe, le osservazioni e le controdeduzioni hanno occupato 5 anni. «E’ un faldone alto mezzo metro -dice Renato Chisso -. Sono 1400 osservazioni circa, ci ha scritto il mondo».Questo spiega il problema: bisogna mettere d’accordo i contrari.Quanto tempo ci vorrà per l’approvazione? «Io spero che avvenga la primavera prossima», risponde l’assessore. Forse pensa che, diversamente dalla giunta, in Consiglio abbia innestato il turbo. Mah. Nell’attesa ecco i particolari. «La filosofia del piano è la stessa del momento dell’adozione - dice Chisso -. Basta nuovi buchi, utilizziamo quelli che ci sono. Organizzandoli, lavorando non tanto sull’escavazione ma sulla destinazione finale della cava».Sarebbe a dire? «Una volta approvato il piano, non daremo più autorizzazioni singole ai cavatori; ma più operatori, riuniti in Ate, potranno presentare un progetto di Via, di valutazione d’impatto ambientale, dove prevedono l’utilizzo finale di tutti i siti scavati. Poniamo a laghetto o ad altra destinazione pubblica. E la Regione autorizza».Chisso nega che la destinazione finale possa essere anche a discarica di rifiuti: «Assolutamente vietato». Secondo lui si metterà la parola fine alle speculazioni di chi comprava aree a destra e a sinistra, nei Comuni con disponibilità del 3% di territorio a cava riconosciuta dalla vecchia legge 44.E poi presentava domanda di cava. In questo modo, molte aree del Veneto si sono trasformate in formaggio gruviera. «Una possibilità troppo larga -ammette Chisso - che non ha consentito programmazione, col risultato che oggi abbiamo il territorio pieno di buchi. Per questo diciamo basta a nuovi buchi.Organizziamo il territorio lavorando sui buchi già esistenti, accorpandoli e andando non al ripristino di territorio agricolo ma allo scavo finalizzato ad un riuso pubblico dell’area».Il fabbisogno complessivo nel 2003 era indicato in 17 milioni di metri cubi l’anno. E adesso? «A seguito delle osservazioni - risponde l’assessore -abbiamo ridotto notevolmente questa cifra. Abbiamo dato una bella sforbiciata».Secondo le prime indicazioni la riduzione dovrebbe essere nell’ordine del 40%. Nel 2003 i 17 milioni di metri cubi erano così articolati: 60% destinati ad Ate, ambiti territoriali estrattivi, ovvero l’accorpamento di più cave; 20% destinato a cave singole; altro 20% riservato a nuovi siti estrattivi.«Questi ultimi non verranno attivati ma restano congelati - informa Chisso -. Alla data odierna non ce n’è bisogno. Fra 3 anni, quando andremo in revisione del piano, se il mercato avrà bisogno di materiali, la giunta autorizzerà».Resta da capire come si possano cambiare le cose senza cambiare la vecchia legge 44, da tutti considerata inadeguata. Forse lo spiegherà la terza commissione, presieduta da Giuliana Fontanella, alla quale il piano passa per competenza.(Renzo Mazzaro)

L'italiano è scemo? - di Jacopo Fo

L'incapacità tutta italica di comprendere l'emergenza ambientale e di affrontarla come un'opportunità di risparmio e di rilancio economico.

Perché il politico italiano medio non riesce a capire i pannelli solari?

Link di approfondimento:ecologia subito e il libro "Olio di colza e altri 30 modi per risparmiare" edizioni "L'unità", disponibile su http://www.commercioetico.it/.
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Temi: ecologia, politica, pannelli solari, risparmio energetico, risparmio economico

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